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03 Mar.2023 Prima Bergamo
Marco Boffa
MEDICI CERCASI
ISOLA BENE COMUNE Ivan Carrara: «I medici di famiglia in Lombardia hanno uno stipendio del 50 per cento inferiore alla media italiana»
Tempesta perfetta della sanità. «Picco nei prossimi anni»
PONTE SAN PIETRO (bf9) Pochi, sottopagati e in difficoltà. Questa è la
situazione dei medici di famiglia
emersa durante l'incontro "Me dici
cerca si", svoltosi a Ponte San Pietro
venerdì 24 febbraio e promosso
da l l'associazione "Isola bene comune". «Riteniamo che ci siano informazioni che vanno comunicate ai
cittadini, bisogna conoscere la verità» dice Pompilio Del Prato. «Sappiamo che c'è una carenza di personale, frutto delle scelte politiche
del governo nazionale che hanno
impedito di sostituire quelli che erano i pensionamenti con nuovi medici
- afferma il consigliere regionale Mi -
chele Schiavi -. Ora ci troviamo in
un'emergenza che dobbiamo risolvere, ma anche ragionando su soluzioni a lungo termine, come valutare almeno per qualche anno
l'abolizione del numero chiuso
dell'accesso alla facoltà di medicina
per poi renderlo flessibile e programmabile. Regione Lombardia deve riprendere il dialogo con il governo
nazionale » .
L'incontro prosegue con una ricognizione sul mestiere, tracciata da
due medici di lungo corso come
Vincenzo Ansanelli e Giuseppe
Manzoni. Il primo sottolinea come il
ruolo sia determinante, ma anche
come sia stato progressivamente
messo in secondo piano: «Di fatto nel
tempo è stata creata una medicina
generale parallela, di medici privati
per cui le visite domiciliari costeranno circa 170 euro e a noi medici
generali tocca semplicemente fare gli
scrivani per prescrivere ciò che altri
hanno deciso». Ancora più duro Giuseppe Manzoni: «Se si pensa qualcosa di nuovo deve essere meglio di
quello che c'era prima. Ora il medico
è caricato di tante cose e da solo non
ce la fa. La situazione è grave, mancano figure non solo sul territorio, ma
anche in ospedale e a livello amministrativo. Si tratta di un errore di
programmazione o di una scelta?».
Il tema è fortemente legato al percorso formativo, i cui numeri sono
segnalati dal tecnico regionale Carlandrea Andreoni. Le borse di studio sono aumentate e i posti per la
formazione pure, ma questi sono coperti solo parzialmente: «Attualmente ci sono un migliaio di medici in
formazione, di cui il 70 per cento nel
frattempo (a differenza che in passato) sono già operativi. Non possiamo illuderci che il problema si
risolverà a breve. Il nuovo concorso
in scadenza offre 464 borse di studio
più altri 251 posti senza borse, ma
per ora i candidati sono circa 640,
cifra appena sufficiente a rimpiazzare chi sta cessando».
Ivan Carrara, medico a Sotto il
monte e referente polo di formazione
del Papa Giovanni XXIII, parla delle
grandi difficoltà del percorso formativo e dei suoi esiti: «Il numero chiuso
in medicina è una garanzia di qualità. Si tenga conto che a partire dal
terzo anno si inizia la formazione sul
campo. Le università italiane di medicina sono tra le migliori del mondo.
Ma Il lato negativo è che siamo anche
molto richiesti dall'estero, con condizioni di lavoro migliori come ad
esempio il doppio dello stipendio, la
casa, l'auto di servizio, il lavoro per la
moglie e la scuola internazionale per
i bambini. Si aggiunga che in Italia, in
ambiente ospedaliero, c'è un rischio
di causa. Ciò comporta che tanti
vadano a lavorare all'estero. È economicamente disincentivante seguire il corso di formazione quando non
si ha la borsa di studio e allo stesso
tempo ci sono le limitazioni alle attività extra. Tanti quindi rinunciano
durante il percorso, con un tasso di
abbandono su tutte le specialità del
18 per cento: numeri altissimi. È
necessario tutelare il passaggio dal
percorso formativo al lavoro vero».
L'attuale carenza di medici era già
prevista e l'emergenza Covid ha dato
un'accelerata: «Già dal 2018 ci si
aspettava la riduzione dei medici»
segnala Carrara, che indica la strada
da seguire nell'agire sulla formazione, sia sulla qualità, sia sulla retribuzione. I dati citati dal medico
evidenziano una situazione retributiva inaspettata in regione: «I medici
di famiglia in Lombardia sono tra i
meno pagati in Italia, con uno stipendio del 50 per cento inferiore alla
media nazionale a fronte di un costo
della vita più elevato. Si deve cercare
di rendere più attrattiva la professione in Lombardia. Ad esempio, le
Regioni autonome possono garantire
migliori condizioni di lavoro, mentre
da noi i medici tendono a spostarsi in
altre regioni».
Del resto, Carrara sottolinea come
la sanità per il futuro abbia bisogno
di un radicale ripensamento: «C'è il
problema delle assicurazioni, che
hanno creato un aumento della domanda di prestazioni mediche spesso non necessarie. D'altro canto, c'è
anche l'aumento delle fragilità dettato anche dalla solitudine. A parità
di patologia, muoiono il 35 per cento
in più di persone tra chi vive da solo.
Con l'avanzamento dell'età media, il
problema aumenterà. La soluzione è
avere meno pazienti da curare. Il
problema sarà al suo massimo nei
prossimi 5-6 anni in quanto, nel frattempo, hanno aperto molte specializzazioni.
Referendum 12 giugno 2022: spiegazione semplice dei 5 quesiti
Cosa viene chiesto al Referendum sulla giustizia del 12 giugno, quesito per quesito
DaChiara Arroi 31 maggio 2022
Ben 51 mila italiani sono chiamati al voto per il Referendum 12 giugno sulla giustizia ma, a conti fatti, in pochi hanno capito che cosa si vota, perché, e soprattutto, come. I 5 quesiti referendari sono espressi in modo incomprensibile ai più, impedendo di capire le conseguenze di un Si o un NO.
Coloro che voteranno anche per le Elezioni amministrative saranno già in cabina elettorale per eleggere i propri rappresentanti quel giorno: a loro quindi verrà consegnato un bel malloppo di schede (sia per le elezioni sia per il referendum).
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L'ECO DI BERGAMO 3 DIC.'21
Ponti e raddoppio ferroviario La sfida delle infrastrutture
Suisio Faccia a faccia
tra i sei candidati dell'Isola al Consiglio provinciale Sul tavolo gli
attraversamenti sull'Adda, la rete stradale e i fondi del Pnrr
Claudia Esposito
L'Isola chiama a raccolta i suoi amministratori in vista delle elezioni
provinciali del 18 dicembre, quando sindaci e consiglieri comunali saranno
chiamati a votare il nuovo Consiglio di Via Tasso. Con un unico candidato alla
presidenza, il sindaco di Treviolo, Pasquale Gandolfi, gli amministratori
sceglieranno i consiglieri provinciali tra le 4 liste presentate dove anche
l'Isola ha i suoi rappresentanti, chiamati, qualora fossero eletti, a farsi
portavoce delle istanze territoriali, specie quelle legate alla mobilità, che
resta uno dei nodi principali da sciogliere.
Ed è soprattutto su questo tema che, dopo gli onori di casa del presidente dell'Ambito Isola bergamasca, Rossano Pirola, e incalzati dalla giornalista de L'Eco Fausta Morandi, mercoledì sera nella sala della Comunità di Suisio si sono confrontati i sei candidati dell'Isola nelle liste provinciali: Paolo Alessio di «Democratici e civici per la Bergamasca», Massimo Cocchi e Raffaello Teani di «Comuni protagonisti Provincia sostenibile», Matteo Macoli e Daisy Marcolongo di «Per Bergamo responsabilità e territorio» e Clara Ghisleni di «Civici moderati per Bergamo».
Tante le opere viabilistiche sul tavolo, dalla variante di Cisano alla dorsale dell'Isola e il prolungamento dell'asse interurbano fino a Calusco. Ma soprattutto, il ponte San Michele, che tra dieci anni verrà definitivamente chiuso e, più in generale, gli attraversamenti sul fiume Adda: «Perché - ha detto l'assessore al Bilancio di Calusco, Cocchi - dobbiamo immaginare una viabilità che faciliti gli attraversamenti, a Calusco come a Capriate>>. Ma l'attenzione deve essere puntata anche sulla manutenzione della rete esistente. L'ha anticipato Cocchi e l'ha ribadito il sindaco di Ponte San Pietro, Macoli, ponendo l'accento sulla necessità di stringere i tempi per il raddoppio ferroviario Ponte-Montello: «Mi auguro che il primo lotto, fino a Bergamo, possa aprire entro il 2026. Ma Ponte non può essere solo la stazione capolinea, serve un polo d'interscambio con parcheggi». Il problema non si risolve solo potenziando le corse, ha aggiunto il consigliere comunale di Suisio, Teani, «è necessario insistere sul raddoppio fino a Carnate». Il trasporto va comunque adattato alle esigenze dei cittadini, è intervenuta l'assessore alle Politiche produttive di Brembate Sopra, Marcolongo, «altrimenti continueranno a preferire l'auto». Tanti progetti e l'occasione, unica, di avere le risorse disponibili per realizzarli: «A gennaio arriveranno in fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e in vista delle Olimpiadi del 2026 ulteriori risorse - ha aggiunto il sindaco di Presezzo, Alessio -. Dobbiamo approfittare dei prossimi 4 anni per risanare il territorio». L'importante è avere una visione d'insieme, ha aggiunto il consigliere comunale di Suisio, Ghisleni, «perché il tempo corre più in fretta delle idee». Ma la condivisione sui temi generali sembra esserci. Anche su quello ambientale «dove - ha sottolineato Teani - la vera sfida è coniugare lo sviluppo sostenibile con interessi economici ed esigenze produttive». «Importante, poi - ha detto Macoli - la realizzazione della ciclopedonale dell'Isola». Fondamentale anche adottare soluzioni utili a sostenere il trasporto pubblico locale, ha evidenziato Alessio. «E poi - ha continuato Marcolongo - educare le generazioni più giovani al rispetto dell'ambiente» anche in un'area come l'Isola con 130.000

Una sanita in balia di una politica assente
l'Eco di Bergamo 18 N0V.'21
«Sanità distante dai cittadini La riforma sia più incisiva»
L'appello I sindacati invitano la Regione a un ripensamento profondo del testo in discussione. «Ora o mai più: servono strutture vicine alla gente»
Sergio Cotti Gerardo Fiorillo
Itempi sono maturi, i fondi - grazie al Pnrr - almeno stavolta non mancheranno, ma la preoccupazione di Cgil, Cisl e Uil è che la riforma della legge regionale sulla sanità in discussione in queste settimane a Palazzo Lombardia, possa rivelarsi troppo sterile e dunque non in grado di cambiare un comparto che avrebbe invece bisogno di una mezza rivoluzione. Da qui la decisione dei sindacati bergamaschi di mettere nero su bianco una serie di proposte per contribuire al dibattito e consegnare alla politica - attraverso il documento «Diritto alla Salute-Il cambiamento che vogliamo» - la visione di una sanità più vicina al territorio e capace di coinvolgere di più gli enti locali, anche nelle fasi decisionali.
«Ora o mai più»: dopo l'esperienza della pandemia, lo slogan è da ultima spiaggia; per i sindacati servono strutture vicine alla gente (le «case di comunità»), capillari sul territorio, che sappiano garantire e promuovere la piena integrazione dei servizi sociali e socio sanitari; ma anche una più attiva partecipazione dei sindaci, attraverso il Consiglio di rappresentanza, nel governo della salute territoriale in risposta ai bisogni di prossimità dei cittadini, e una politica che punti a sostenere l'aumento e la formazione di medici e sanitari. Solo così, secondo Cgil, Cisl e Uil, la riforma potrà incidere davvero.
«Il Covid ha evidenziato le debolezze del nostro sistema sanitario e socio sanitario regionale, con gravi ricadute sui cittadini - hanno sottolineato ieri mattina in conferenza stampa Orazio Amboni (Cgil), Mario Gatti (Cisl) e Angelo Nozza (Uil) -; per questo siamo convinti sia necessario un ripensamento profondo del nostro servizio sanitario regionale». Oggi manca una reale libertà di scelta sulle possibilità di cura, sostengono i sindacati: «Le strutture pubbliche hanno una lunga lista di attesa e questo obbliga il cittadino che può permetterselo a rivolgersi al privato».
Una sanità di territorio fatta di ospedali e case di comunità («luoghi dove si definisce lo stato di bisogno dei pazienti e li si indirizza ai servizi»), per alleggerire le Asst dal peso di mille oneri: «Per recuperare il tempo perduto - dicono ancora i sindacati - sarà necessario ripartire dai Distretti, potenziare l'assistenza domiciliare e investire su luoghi di prossimità dove sia possibile incontrare professionisti in grado di riconoscere e soddisfare i bisogni della comunità». C'è poi il capitolo che riguarda i dipartimenti di prevenzione, e l'idea che per garantire salute e sicurezza a tutti, il ruolo di chi programma e di chi eroga servizi non vada separato. «La configurazione data ad Ats e Asst ha solo determinato confusione sulle specifiche responsabilità, oltre che risposte scoordinate ai bisogni di salute - concludono Amboni, Gatti e Nozza -. Crediamo inoltre che anche l'organizzazione delle Rsa vada ripensata con l'obiettivo di avere cura di chi ci vive e lavora».
Il dibattito in Consiglio
Intanto in Consiglio regionale prosegue il dibattito sul testo della riforma. Ieri, tra gli altri interventi, anche quello del bergamasco di Azione Niccolò Carretta che ha sottolineato in particolare due esigenze: un centro regionale a Bergamo per la cura del Parkinson e il potenziamento della rete delle malattie rare. «Con un ordine del giorno ho chiesto alla Regione di implementare gli sforzi in favore delle reti presenti, di farsi parte attiva per il continuo aggiornamento dei Lea, l'elenco delle malattie rare con diritto di esenzione, e di potenziare la prossimità assistenziale e la domiciliazione delle terapie a lungo termine. Proprio con queste finalità - ha aggiunto Carretta - auspico che l'Istituto Mario Negri venga valorizzato il più possibile dalla Regione, anche in vista del Centro per le malattie infettive che si vuole creare». «E sul Parkinson - ha aggiunto - si parta dalla riorganizzazione e dal potenziamento delle cure fino a un centro di riferimento proprio a Bergamo, con la presa in carico delle diverse fragilità sul territorio».
Oltre a Carretta ieri sono intervenuti i consiglieri di opposizione Antonella Forattini (Pd), Raffaele Straniero (Pd), Giuseppe Villani (Pd), Simone Verni (5 Stelle) e Nicola Di Marco (5 Stelle), che hanno sottolineato la «scarsa attenzione alla sanità di territorio». A tal proposito Carretta ha aggiunto: «Le proposte che ho presentato sono scritte insieme a tanti medici di base e operatori del servizio sociosanitario, che hanno visto da vicino lo smantellamento della sanità di prossimità. Chiediamo che si aumenti il numero di borse di studio così come la loro remunerazione, incentivando la collaborazione di più professionisti in una forma consorziale».
Assalto Alla Provincia
L'eco di Bergamo 16 nov.'21
Via Tasso al voto, Fratelli d'Italia «converge» nella lista della Lega
Che lo scenario in vista delle elezioni provinciali non sia quello preferito, almeno da una buona parte del partito, è chiarissimo (c'è chi parla di «nozze coi fichi secchi»). Proprio i dubbi sul quadro che si andava delineando - uniti al cambio in corsa della segreteria provinciale - avevano portato Fratelli d'Italia, fino a ieri, a non chiudere la partita sulle mosse in vista del voto. Ma ora, al netto delle perplessità soprattutto sulla presenza di un unico candidato presidente (Pasquale Gandolfi, esponente del Pd), è tempo di definire candidature e alleanze. Ieri sera il nuovo coordinatore provinciale Andrea Tremaglia, dopo una settimana di fuoco (è stato nominato lunedì scorso) ha incontrato gli amministratori di area per fare il punto. Tramontata già da tempo la possibilità di un accordo tutto in casa centrodestra con un proprio candidato presidente (la Lega come è noto ha aderito alla proposta di alleanza allargata del centrosinistra), alla fine si è messa da parte - per difficoltà pratiche ma anche a seguito delle interlocuzioni che una parte del partito aveva già avviato - anche l'opzione di una lista in proprio, magari senza simbolo. Così, l'atterraggio dovrebbe essere quello di cui si vociferava già da qualche tempo: il partito di Giorgia Meloni proporrà alcuni nomi da inserire nel progetto civico «Per Bergamo - Responsabilità e Territorio» lanciato dal Carroccio. «Figure riconducibili al centrodestra sono presenti di fatto in tre delle liste a cui si sta lavorando, ma quello della Lega è il progetto certamente più di area, che riesce a salvare un po' il tema dell'identità politica», argomentano da Fratelli d'Italia.
La riunione ieri sera è andata per le lunghe, ma a quanto si è potuto sapere la linea è passata e dunque si indicheranno alcuni nomi. Tra le ipotesi ci sarebbe Demis Todeschini, consigliere provinciale uscente (oggi nel gruppo Lega) come esponente di Fdi, candidato unico del partito di cui è tesserato. Ma vicini a Fdi, tra i candidati potrebbero figurare anche amministratori di area, seppur non tesserati: le indiscrezioni parlano ad esempio di Omar Seghezzi, anch'egli già tra i banchi di Via Tasso, ma attualmente con i «Civici popolari indipendenti», e del sindaco di Orio al Serio Alessandro Colletta.
Sciolto il nodo del posizionamento della lista, in Fratelli d'Italia rimane tutta la perplessità sul tema del presidente, con il candidato unico definito «un'anomalia». Proprio come affrontare questo aspetto sarebbe stato uno dei temi forti della discussione di ieri sera: nei prossimi giorni si capirà se verrà tentato un dialogo programmatico, su punti concreti, con Gandolfi, o se si punterà prima alla «conta» delle urne, per pesare i rapporti di forza. In quest'ottica, non è nemmeno escluso che un eventuale dissenso prenda la forma della «scheda bianca» per quel che riguarda la presidenza.
Finora soltanto una lista è stata ufficialmente svelata in vista delle elezioni del 18 dicembre: quella dei «Democratici e Civici per la Bergamasca», di area centrosinistra.
Al lavoro, oltre al già menzionato progetto leghista di centrodestra, ci sono i «Comuni protagonisti» (che hanno il sostegno anche di Forza Italia e Italia Viva) e il gruppo dei «Civici moderati per Bergamo», che vedono tra l'altro l'apporto dell'ex presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli.F. Mor.
L'ECO DI BERGAMO 09 NOV.2021
Il Piano di ripresa con i soldi Ue? Gli italiani non conoscono il Pnrr
franco cattaneo
La sigla è Pnrr, qualcosa di amichevole, il soccorritore di ultima istanza nell'era post Covid. Semplice da tradurre: Piano nazionale di ripresa e resilienza, un programma di riforme strutturali per accedere alle risorse economiche del Next Generation Eu, che il governo Draghi sta preparando da mesi. Il Piano stabilisce come e dove saranno investiti, da qui al 2026, gli aiuti economici dell'Unione europea: una decisione senza precedenti, che per l'Italia significano circa 200 miliardi di euro. C'è però un particolare non a margine: per quanto il Pnrr sia ampiamente dibattuto da tutti i media, gli italiani non lo conoscono. Un illustre benvenuto, eppure sconosciuto. «Questa volta abbiamo i soldi, ma ci manca il racconto», riassume Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos.
Cominciamo dai vostri sondaggi.
«Il 33% degli italiani non sa cosa sia il Pnrr, il 28% ne ha sentito parlare ma non va oltre: l'area della non conoscenza, quindi, arriva al 61%. Il 32% sa di cosa si tratta ma non ha approfondito e solo il 7% è al corrente di cosa si tratta. C'è dell'altro. Solo il 43% degli intervistati, dopo aver ascoltato di cosa si tratta, dichiara di avere abbastanza o molta fiducia nel Piano, quindi meno di un cittadino su due lo valuta come fattore strategico di cambiamento. Per quanto riguarda i rischi nella gestione del programma, il primo citato (dal 32%) è la corruzione. Il secondo pericolo, 23%, è l'inefficacia per le lentezze burocratiche e amministrative. Il terzo, 22%, l'incompetenza, poi la dispersione delle risorse per accontentare tutti (18%) e un altro 18% teme l'aumento del debito pubblico. Alla domanda "Qual è la missione più importante del Pnrr", la salute si conferma al primo posto (32%), seguono la transizione verde (14%), la digitalizzazione e innovazione (13%), l'istruzione e ricerca (12%). Chiude con il 5% la coesione sociale».
Disinformazione e non esatta valutazione della posta in gioco?
«Il deficit cognitivo non consente di capire il salto di qualità. Dopo la crisi economica degli anni scorsi e lo choc pandemico, il clima economico è nettamente migliorato, e infatti il numero degli ottimisti supera quello dei pessimisti anche per quanto riguarda le prospettive personali. Anche la fiducia dei consumatori è in crescita. Bene: in un contesto simile, si dovrebbe essere consapevoli che il Pnrr rappresenta un'occasione imperdibile per mettere mano ai nodi strutturali, per costruire il Paese dei prossimi 10-15 anni. È come se finalmente uscissimo dal "presentismo permanente" prigioniero della bolla mediatica, rimettendo al centro dell'iniziativa istituzionale quel che s'era un po' perso: l'interesse generale, un'idea condivisa di futuro».
Sta dicendo, quindi, che il messaggio non è stato recepito?
«Ci sto arrivando. Se è vero tutto questo, e se si è convinti che per uscire dallo tsunami di questi due anni occorre una società coesa, si dovrebbe ridurre la conflittualità politica, si dovrebbero mettere da parte gli interessi del proprio orticello. E, non ultimo, chiamare a raccolta la società civile, le parti sociali, i corpi intermedi in modo che un progetto così coinvolgente possa ricevere il sostegno dei cittadini. Eccoci al dunque: quegli stessi cittadini, che però non sanno cosa sia il Pnrr».
Da che parte cominciare per colmare il deficit?
«Il problema è che il Pnrr va raccontato: questo è il punto che manca. Abbiamo i soldi, non ancora la narrazione. Certo, bisogna spiegare i dettagli tecnici, tuttavia il messaggio vero, quello che va dritto alla ragione delle persone è il traguardo: l'obiettivo non è ben messo a fuoco. A mio avviso, il senso della comunicazione potrebbe essere impostato in questo modo, identificando con chiarezza l'orizzonte e l'approdo: guardate che c'è la possibilità di trasformare l'Italia, si possono ridurre le disuguaglianze, rendere l'Italia sostenibile dal punto di vista ambientale, la crescita economica che stiamo favorendo garantirà le generazioni future, potremo consentire ai giovani di realizzare i loro progetti di vita, si rimetterà in moto la dinamica demografica in un Paese che da 14 anni fa registrare una contrazione delle nascite. La trasformazione digitale permetterà di migliorare la qualità della vita di cittadini e imprese, le infrastrutture rappresenteranno sempre di più un fattore di crescita e di connessione dei cittadini e dei territori; il capitolo del Piano dedicato all'inclusione consentirà di eliminare le disparità di genere, di generazione e di territorio. Bisogna tuttavia raccontarla bene, senza creare illusioni, magari precisando che certo la rivoluzione green è nei desideri di tutti, ma non sarà un pranzo di gala come ha detto il ministro Cingolani. Si tratta di un processo nel quale rischiano di esserci vincitori e vinti e i fondi dovranno servire a sostenere le categorie più svantaggiate dai processi di trasformazione che verranno messi in moto. Realismo sì, proposto però con un guizzo di fantasia, con un mosaico d'immagini e oltre i tecnicismi, dare l'impronta emotiva che un'altra Italia è possibile, anzi è dietro l'angolo: basta saperla cogliere, interpretare. Insomma, gli aspetti da illustrare sono tanti, credo però manchi un pochino l'idea del traguardo, di un approdo collettivo. Correggendo l'imprinting, si potranno rendere accettabili anche i sacrifici che inevitabilmente le riforme produrranno. La partecipazione dei cittadini si ottiene pure con un dosaggio comunicativo mirato, creando l'atmosfera giusta, capace di catturare il "sentiment" della gente comune, sennò le riforme vanno bene solo quando toccano agli altri».
Quali sono i rischi maggiori, oggi?
«La sottovalutazione che i fondi europei andranno in larga misura restituiti e che gli investimenti che faremo porteranno ad un aumento spaventoso del debito pubblico. Quindi, o mettiamo in atto le riforme di cui il Paese ha bisogno e favoriamo un processo costante di crescita all'insegna della sostenibilità economica e sociale, oppure il debito graverà sulle spalle dei giovani di oggi, già molto penalizzati, e delle generazioni future che non se lo meritano affatto. Per questo c'è bisogno che ognuno faccia la propria parte: istituzioni, imprese, agenzie educative, mass media, mondi associativi e della rappresentanza e, soprattutto, i singoli cittadini. È una partita che non possiamo perdere, perché non ci saranno rivincite».
19 ott.21
Isola, prende quota il nuovo «Ambito» Primi rientri dei Comuni fuoriusciti
Nasce l'Aib Per aderire c'è tempo fino al 30 novembre, ma hanno già detto sì sei realtà a guida Lega che si erano sfilate. Si chiama fuori invece la Valle San Martino: «Abbiamo già la Comunità Montana»
La sfida del Pnrr
fausta morandi
La prima notizia è che, a più di un mese dal termine fissato per le adesioni, il nuovo Aib, Ambito Isola Bergamasca, ha già raggiunto quota 14 partecipanti. E quindi «sorpassa» la vecchia Cib, Comunità dell'Isola, che negli ultimi anni si era progressivamente assottigliata fino ad assestarsi a 11 componenti (Bonate Sotto, Bottanuco, Brembate, Calusco, Carvico, Filago, Madone, Medolago, Presezzo, Solza e Villa d'Adda). Effetto soprattutto delle uscite, nel tempo, dei Comuni a guida Lega (che nell'area attualmente sono parecchi, e di peso), critici su costi, gestione (ritenuta in particolare, per un periodo, troppo «marcata» sul lato centrosinistra), risultati.
Per superare l'impasse, nei mesi scorsi si era costituito un tavolo con i rappresentanti di tutte le forze politiche e delle componenti civiche del territorio, che ha scritto un nuovo statuto con l'obiettivo di arrivare a una «rifondazione» che riuscisse a coinvolgere tutti. Il documento aveva già avuto un primo ok, all'inizio dell'estate, da parte dei Comuni rimasti nella Cib. Ora però è necessario il passaggio in tutti i Consigli comunali. Lo hanno già fatto Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco, Carvico, Filago, Madone, Medolago e Presezzo. Ma anche Bonate Sopra, Brembate Sopra, Ponte San Pietro, Sotto il Monte, Suisio e Terno d'Isola: sei realtà che negli anni scorsi avevano abbandonato e che formalizzano ora il loro rientro. «Il percorso si sta svolgendo senza intoppi», dice il sindaco di Bottanuco (fresco di riconferma alla guida del Comune) Rossano Pirola: è lui, in questa fase di transizione, a presiedere l'associazione. «Avevamo dato come termine la fine di novembre per procedere con l'approvazione delle delibere nei Consigli comunali, confido che per quella scadenza ci sarà una buona adesione». «Il confronto è stato molto trasversale, si è cercato il coinvolgimento di tutti», aggiunge Matteo Villa, consigliere leghista a Calusco, che ha seguito la partita anche nei panni di consigliere provinciale.
Le adesioni arrivate finora hanno visto in diversi casi l'unanimità dei Consigli comunali, a conferma del lavoro trasversale che si è portato avanti, ma qua e là non sono mancati segnali di contrarietà o astensione delle minoranze. È stato così, per esempio, a Calusco, per il gruppo di opposizione Calusco Unita, guidato da Fabio Colleoni, che nel motivare l'astensione lamenta in sostanza un nuovo statuto deboluccio: «Siamo favorevoli - spiega - a iniziative sovracomunali, ma il testo proposto, mentre riorganizza la struttura, dice poco in termini di contenuto, non chiarisce cosa si farà e come. Dopo tanta discussione, ci aspettavamo qualcosa in più».
Carlo Previtali, sindaco di area centrosinistra di Bonate Sotto, non nasconde che il nuovo statuto sia «soft», frutto di una mediazione che - così come il cambio di nome, che qualcuno avrebbe preferito evitare vista la storia della Cib - punta in primis a ritrovare l'unità e a dare il segnale del «nuovo inizio». «Starà poi ai sindaci riempire di contenuti: qui il punto era incoraggiare la presenza di tutti, abbiamo urgenza di ripartire insieme su argomenti cruciali come la viabilità e l'ambiente, anche in vista dell'accesso ai fondi del Pnrr», osserva Previtali.
La possibilità di adesione era stata aperta, oltre che ai 21 Comuni della Cib originaria, anche ai quattro della Valle San Martino «bergamasca». Un'apertura che però al momento non raccoglie grandi entusiasmi: «Siamo già con Azienda Isola per quel che riguarda il sociale, e rientriamo nella Comunità montana del Lario Orientale e Valle S. Martino. Per noi non è utile entrare in un'altra realtà sovraccomunale, tra l'altro a titolo oneroso», dice la sindaca di Torre de' Busi, Eleonora Ninkovic. Idea condivisa, con argomenti simili, anche dai primi cittadini di Cisano Andrea Previtali, di Caprino Davide Poletti e di Pontida Pierguido Vanalli. Il nascente Aib dunque non espanderà i confini della vecchia Cib: a fine novembre si saprà però se sarà riuscito a riconquistare l'adesione di tutti i Comuni dell'Isola. Poi si aprirà subito il primo «test»: la scelta di presidente e vice, da indicare entro fine anno con una maggioranza qualificata dei due terzi degli iscritti.
Isola, prende quota il nuovo «Ambito» Primi rientri dei Comuni fuoriusciti
Nasce l'Aib Per aderire c'è tempo fino al 30 novembre, ma hanno già detto sì sei realtà a guida Lega che si erano sfilate. Si chiama fuori invece la Valle San Martino: «Abbiamo già la Comunità Montana»
La sfida del Pnrr
fausta morandi
La prima notizia è che, a più di un mese dal termine fissato per le adesioni, il nuovo Aib, Ambito Isola Bergamasca, ha già raggiunto quota 14 partecipanti. E quindi «sorpassa» la vecchia Cib, Comunità dell'Isola, che negli ultimi anni si era progressivamente assottigliata fino ad assestarsi a 11 componenti (Bonate Sotto, Bottanuco, Brembate, Calusco, Carvico, Filago, Madone, Medolago, Presezzo, Solza e Villa d'Adda). Effetto soprattutto delle uscite, nel tempo, dei Comuni a guida Lega (che nell'area attualmente sono parecchi, e di peso), critici su costi, gestione (ritenuta in particolare, per un periodo, troppo «marcata» sul lato centrosinistra), risultati.
Per superare l'impasse, nei mesi scorsi si era costituito un tavolo con i rappresentanti di tutte le forze politiche e delle componenti civiche del territorio, che ha scritto un nuovo statuto con l'obiettivo di arrivare a una «rifondazione» che riuscisse a coinvolgere tutti. Il documento aveva già avuto un primo ok, all'inizio dell'estate, da parte dei Comuni rimasti nella Cib. Ora però è necessario il passaggio in tutti i Consigli comunali. Lo hanno già fatto Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco, Carvico, Filago, Madone, Medolago e Presezzo. Ma anche Bonate Sopra, Brembate Sopra, Ponte San Pietro, Sotto il Monte, Suisio e Terno d'Isola: sei realtà che negli anni scorsi avevano abbandonato e che formalizzano ora il loro rientro. «Il percorso si sta svolgendo senza intoppi», dice il sindaco di Bottanuco (fresco di riconferma alla guida del Comune) Rossano Pirola: è lui, in questa fase di transizione, a presiedere l'associazione. «Avevamo dato come termine la fine di novembre per procedere con l'approvazione delle delibere nei Consigli comunali, confido che per quella scadenza ci sarà una buona adesione». «Il confronto è stato molto trasversale, si è cercato il coinvolgimento di tutti», aggiunge Matteo Villa, consigliere leghista a Calusco, che ha seguito la partita anche nei panni di consigliere provinciale.
Le adesioni arrivate finora hanno visto in diversi casi l'unanimità dei Consigli comunali, a conferma del lavoro trasversale che si è portato avanti, ma qua e là non sono mancati segnali di contrarietà o astensione delle minoranze. È stato così, per esempio, a Calusco, per il gruppo di opposizione Calusco Unita, guidato da Fabio Colleoni, che nel motivare l'astensione lamenta in sostanza un nuovo statuto deboluccio: «Siamo favorevoli - spiega - a iniziative sovracomunali, ma il testo proposto, mentre riorganizza la struttura, dice poco in termini di contenuto, non chiarisce cosa si farà e come. Dopo tanta discussione, ci aspettavamo qualcosa in più».
Carlo Previtali, sindaco di area centrosinistra di Bonate Sotto, non nasconde che il nuovo statuto sia «soft», frutto di una mediazione che - così come il cambio di nome, che qualcuno avrebbe preferito evitare vista la storia della Cib - punta in primis a ritrovare l'unità e a dare il segnale del «nuovo inizio». «Starà poi ai sindaci riempire di contenuti: qui il punto era incoraggiare la presenza di tutti, abbiamo urgenza di ripartire insieme su argomenti cruciali come la viabilità e l'ambiente, anche in vista dell'accesso ai fondi del Pnrr», osserva Previtali.
La possibilità di adesione era stata aperta, oltre che ai 21 Comuni della Cib originaria, anche ai quattro della Valle San Martino «bergamasca». Un'apertura che però al momento non raccoglie grandi entusiasmi: «Siamo già con Azienda Isola per quel che riguarda il sociale, e rientriamo nella Comunità montana del Lario Orientale e Valle S. Martino. Per noi non è utile entrare in un'altra realtà sovraccomunale, tra l'altro a titolo oneroso», dice la sindaca di Torre de' Busi, Eleonora Ninkovic. Idea condivisa, con argomenti simili, anche dai primi cittadini di Cisano Andrea Previtali, di Caprino Davide Poletti e di Pontida Pierguido Vanalli. Il nascente Aib dunque non espanderà i confini della vecchia Cib: a fine novembre si saprà però se sarà riuscito a riconquistare l'adesione di tutti i Comuni dell'Isola. Poi si aprirà subito il primo «test»: la scelta di presidente e vice, da indicare entro fine anno con una maggioranza qualificata dei due terzi degli iscritti.
Condanna dall'Ue per le fogne Uniacque
«Ma qui è già tutto sistemato»
La sentenza della Corte di giustizia inquadra la situazione al 2017 Inadempienze anche in quattro realtà orobiche. Nel frattempo fatti i lavori
fausta morandi
L'Italia non ha rispettato alcune disposizioni comunitarie in materia di fognature e depuratori: a metterlo nero su bianco è stata ieri una sentenza della Corte di Giustizia europea. Il pronunciamento, nato da una procedura avviata già nel 2014 dalla Commissione europea, individua inadempienze - nella realizzazione stessa delle reti fognarie, nelle modalità di trattamento dei reflui, nei requisiti degli impianti - in oltre seicento «agglomerati» al di sopra dei duemila abitanti (quelli più piccoli, finora, non sono finiti sotto la lente dell'Ue) in tutta la Penisola. Comprese alcune realtà bergamasche: Bergamo (citata in realtà in relazione al territorio di Almenno San Bartolomeo), Castelli Calepio, Oltre il Colle e la Val Brembana.
Tutti luoghi però dove nel frattempo la situazione è cambiata: negli ultimi anni Uniacque ha messo in campo interventi per un valore totale di circa 38 milioni di euro. «Ad Almenno San Bartolomeo è stato realizzato il collettamento - ricostruisce l'amministratore delegato di Uniacque Pierangelo Bertocchi -. A Castelli Calepio abbiamo collegato i depuratori che erano sottodimensionati con l'impianto di Palazzolo sull'Oglio, tramite un apposito accordo. In Valle Brembana è stato realizzato il collettamento fognario per l'area di San Pellegrino e San Giovanni Bianco, verso il depuratore di Zogno. E a Oltre il Colle è stato costruito un intero nuovo impianto di depurazione».
Perché allora siamo citati nella sentenza? Perché essa «fotografa» la situazione al 18 luglio 2017, che era il termine fissato da Bruxelles all'Italia per risolvere le criticità segnalate. E a quella data anche in terra bergamasca questo non era stato fatto, o almeno non del tutto. «Parliamo di interventi avviati dal 2015 e completati poi fino al 2019-2020 - spiega Bertocchi -. Siamo tranquilli e pronti a dimostrare quanto realizzato a qualunque ente superiore ce lo chiederà. Attualmente, sulle realtà gestite da Uniacque, non risultano altri potenziali problemi di infrazioni». Non è affatto detto che lo stesso si possa affermare per tutti gli altri agglomerati italiani (molti concentrati al Centro-Sud, ma non solo) che rientrano nella sentenza. Trattandosi però della prima condanna su questo dossier, per ora non sono previste multe né altre sanzioni. Che però potrebbero arrivare se le situazioni aperte non venissero risolte e la Commissione Ue decidesse di procedere con un nuovo passo. Va detto che in generale queste procedure sembrano, almeno in alcuni casi, aver avuto il merito di «sbloccare» e spingere a realizzare interventi che hanno ricadute molto importanti sul fronte ambientale.
«Sapevamo che alcune situazioni bergamasche erano nella procedura di infrazione, ma ora sono completamente risolte - conferma la direttrice dell'Ufficio d'Ambito Norma Polini -. Sulla sentenza aspettiamo comunque le comunicazioni ufficiali della Regione».
Bonus idrico
Pubblicato il decreto MiTE del 27 settembre 2021, attuativo del bonus idrico fino a mille euro destinato alle persone fisiche, finalizzato al risparmio delle risorse e alla riduzione degli sprechi di acqua tramite la sostituzione (fornitura e posa in opera), dal primo gennaio al 31 dicembre 2021, di sanitari e rubinetterie con nuovi apparecchi a scarico ridotto e flusso d'acqua limitato (sostituzione di vasi sanitari in ceramica con nuovi apparecchi a scarico ridotto e sostituzione di apparecchi di rubinetteria sanitaria, soffioni doccia e colonne doccia esistenti con nuovi apparecchi a limitazione di flusso d'acqua).
=> Tutti i Bonus della Legge di Bilancio 2021
Previsto dalla Legge di Bilancio 2021 (comma da 61 a 65), il bonus idrico attendeva il provvedimento applicativo, firmato dal Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. Il decreto MiTE individua dunque i beneficiari e definisce i criteri per l'ammissione al bonus (che spetta per un solo immobile, una tantum, per interventi di efficientamento idrico su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari), da richiedersi per via telematica e concesso secondo l'ordine temporale di arrivo delle domande fino ad esaurimento risorse (20 milioni di euro).
Beneficiari
I potenziali beneficiari del bonus idrico (che è esentasse) sono le persone fisiche maggiorenni residenti in Italia, titolari del diritto di proprietà, diritto reale o di godimento (già registrati al momento della domanda) su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o singole unità immobiliari. La domanda può essere presentata per un solo immobile, per una sola volta e da un solo cointestatario/titolare di diritto reale o personale di godimento. In caso di cointestatari o titolari di diritto reale o personale di godimento, è possibile richiedere il bonus solo previa dichiarazione di avvenuta comunicazione al proprietario/comproprietario dell'immobile della volontà di fruirne, da allegare alla domanda da inserire sulla piattaforma.
Interventi ammessi al bonus
- Fornitura e posa in opera di vasi sanitari in ceramica con volume massimo di scarico uguale o inferiore a 6 litri e relativi sistemi di scarico, compresi le opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e la dismissione dei sistemi preesistenti;
- fornitura e installazione di rubinetti e miscelatori per bagno e cucina, compresi i dispositivi per il controllo di flusso di acqua con portata uguale o inferiore a 6 litri al minuto, e di soffioni doccia e colonne doccia con valori di portata di acqua uguale o inferiore a 9 litri al minuto, compresi le eventuali opere idrauliche e murarie collegate e lo smontaggio e la dismissione dei sistemi preesistenti.
Come fare domanda
Per ottenere il rimborso spesa (fino ad esaurimento risorse) i richiedenti devono presentare istanza, registrandosi sulla apposita piattaforma del MiTE denominata "Piattaforma bonus idrico" (ancor chiusa), autenticandosi con SPID o Carta d'Identità Elettronica. La piattaforma sarà resa disponibile entro 60 giorni dalla data di registrazione presso i competenti organi di controllo del Decreto ministeriale. Alla domanda si deve allegare copia della fattura o del documento commerciale di acquisto. All'atto della registrazione, il beneficiario autocertifica:
- nome, cognome, codice fiscale del beneficiario;
- importo della spesa sostenuta per cui si richiede il rimborso;
- quantità del bene e specifiche della posa in opera o installazione;
- specifiche tecniche, per ogni bene sostituito da apparecchi a limitazione di flusso d'acqua, oltre a specifica della portata massima d'acqua (in l/min) del prodotto acquistato;
- identificativo catastale dell'immobile (Comune, Sezione, Sezione Urbana, Foglio, Particella, Subalterno) per cui è stata presentata istanza di rimborso;
- di non avere usufruito di altre agevolazioni fiscali per le medesime spese;
- coordinate del conto corrente bancario/postale (IBAN) del beneficiario su cui accreditare il rimborso;
- titolo giuridico per il quale si richiede il bonus (proprietario, cointestatario, locatario, usufruttuario ecc.);
- attestazione del richiedente non proprietario o comproprietario degli estremi del contratto da cui trae titolo;
- attestazione di avvenuta comunicazione al cointestatario/proprietario (con nome, cognome e codice fiscale)
della volontà di fruire del bonus.
Il Bonus Idrico è alternativo e quindi non è cumulabile con il Bonus Ristrutturazioni o altre agevolazioni fiscali usufruite per gli stessi interventi. Per ulteriori dettagli, sul sito del MiTE sono state pubblicate anche le FAQ sul bonus idrico 2021, che riassumono i contenuti della misura e forniscono la sintesi delle istruzioni, in attesa che sia resa operativa la piattaforma per le domande.
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24 sett.2021
In CdM il decreto con il taglio degli oneri in bolletta per famiglie e microimprese ed il potenziamento del bonus luce e gas: ecco gli sconti approvati.
Approvato in Consiglio dei Ministri il provvedimento del Governo destinato al taglio della bolletta energetica, con un intervento una tantum finalizzato a compensare i rincari da ottobre per la fornitura di corrente elettrica e gas. Si tratta del Decreto Legge recante Misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale. Le anticipazioni le ha fornite lo stesso Premier Mario Draghi nel corso dell'Assemblea di Confindustria:
abbiamo deciso di eliminare per l'ultimo trimestre dell'anno gli oneri di sistema del gas per tutti, e quelli dell'elettricità per le famiglie e le piccole imprese. Potenziamo il bonus luce e gas per proteggere soprattutto le fasce meno abbienti. Si tratta complessivamente di un intervento di oltre 3 miliardi.
Si tratta dunque di un pacchetto di interventi, dal valore complessivo di circa 3-3,5 miliardi, dei quali circa 2 miliardi concentrati nella riduzione degli oneri di sistema (es.: la componente Asos per il sostegno alle rinnovabili) per famiglie e microimprese che rientrano nel mercato tutelato e sull'aumento transitorio degli sconti nella bolletta della luce e del gas che spettano in virtù del bonus sociale per l'energia alle famiglie in difficoltà e ai titolari di Reddito di Cittadinanza (circa 450 milioni). Un altro intervento previsti è il taglio temporaneo al 5% dell'IVA per usi civili e industriali (quasi 500 milioni), visto che il caro bollette è dovuto il buona parte da questa componente (corrisponde al 35,6% della bolletta considerando anche accise e addizionali regionali). Sullo sfondo, una più ampia riforma strutturale.
Beneficiari dei tagli in bolletta
=> Bollette luce e gas: penalizzate le piccole imprese
Per circa 6 milioni di piccole e piccolissime imprese con utenze in bassa tensione e per 26 milioni di utenze domestiche fino a 16,5 kw saranno azzerate le aliquote sugli oneri di sistema. Il bonus energia è invece destinato a nuclei familiari con ISEE inferiore a 8.265 euro annui e famiglie numerose con ISEE di 20.000 euro annui, percettori di reddito o pensione di cittadinanza e soggetti in gravi condizioni di salute. Il bonus gas dovrebbe azzerare gli effetti dei rincari per circa 2,5 milioni di utenze. Di seguito il dettaglio.
Bonus sociale elettrico: sono tendenzialmente azzerati gli effetti del futuro aumento della bolletta per
- nuclei con ISEE inferiore a 8265 euro annui;
- nuclei familiari numerosi (ISEE 20.000 euro annui con almeno 4 figli);
- percettori di reddito o pensione di cittadinanza;
- utenti in gravi condizioni di salute, utilizzatori di apparecchiature elettromedicali.
Bonus gas: per circa 2,5 milioni di famiglie che beneficiano del bonus sono tendenzialmente azzerati gli effetti del previsto aumento della bolletta nel quarto trimestre 2021.
Oneri generali di sistema: per circa 6 milioni di piccolissime e piccole imprese (con utenze in bassa tensione fino a 16,5kW) e per circa 29 milioni di clienti domestici, sono azzerate le aliquote relative agli oneri generali di sistema, per il quarto trimestre 2021.
IVA e oneri di sistema sul gas: per il quarto trimestre 2021, per tutti gli utenti del gas naturale, famiglie e imprese, l'IVA (oggi al 10 e al 22% a seconda del consumo) è portata al 5% e gli oneri di sistema sono azzerati.
30 settembre 2021
Per programmare i servizi di Trasporto Pubblico locale nel rispetto delle regole
Covid, in vista della riapertura a settembre delle scuole e
delle attività produttive e lavorative, i ministri Mariastella Gelmini (Affari
Regionali) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e Mobilità Sostenibili) hanno
incontrato i Presidenti di Regioni e Province autonome per illustrare la bozza
delle linee guida nazionali, attualmente al vaglio del CTS.
Corse, capienza e controlli
Tra le proposte emerse, ad esempio, c'è
quella di mantenere la regola della capienza all'80% sia
in zona bianca sia in zona gialla. Per le zone arancione o rosse il
coefficiente di riempimento è fissato al 50%. Entro il 2 settembre,
le Regioni adegueranno i propri piani per la gestione
del TPL e per i servizi aggiuntivi sulla base delle indicazioni dei Tavoli
prefettizi, utilizzando a tale scopo le risorse messe a disposizione dal
Governo: 618 milioni di euro, più 800 milioni per eventuali perdite o costi
aggiuntivi per le aziende di trasporto dovute al Covid, utilizzabili anche l'aumento di corse e mezzi.
In tema di ripristino dei controlli (con
sanzioni per chi non paga il biglietto o non
indossa la mascherina) contenuto nelle linee
guida, i costi saranno coperti dalle risorse di Governo e indicati nei piani
che le Regioni invieranno. D'altro canto, come ha ricordato Giovannini:
esiste già una normativa, la Legge di
Bilancio 2021, che prevede la possibilità per i controllori di fare anche il
controllo del rispetto delle norme sanitarie.
La prossima settimana
saranno definite le procedure per verificare l'attuazione da parte degli
operatori delle linee guida. Alla fine di settembre sarà condotta una verifica
sull'attuazione dei piani, in vista della Legge di Bilancio il 2022.
16 agosto 2021
Lotta all'evasione Draghi ce la farà?
Daniele Franco ministro dell'Economia del governo Draghi,
propone al governo di potenziare l'infrastruttura informatica per semplificare
gli adempimenti dei contribuenti e ridurre la distanza tra quanto dovrebbe
entrare e quanto realmente i contribuenti versano come imposta.
Lo schema è chiaro come scrive Roberto Garofoli
nell'allegato alla breve missiva sui target che ogni amministrazione dovrà
centrare in nome del Pnrr, la differenza tra incassato e dovuto riferito al
2019 non deve tener conto del differenziale su accise e imposte sul mattone,
come può essere l'Imu.
Centrare l'obiettivo di riduzione del tax gap vuol dire
comunque recuperare in modo strutturale risorse che fino a oggi alimentano
soltanto il sommerso. Una risultato ambizioso che, secondo le indicazioni
inviate al Mef, potrà essere centrato seguendo soprattutto due direttrici
principali. Da una parte il potenziamento della compliance ovvero
dell'adempimento spontaneo del contribuente invitato a chiarire eventuali
posizioni incongruenti tra quanto dichiarato e quanto effettivamente versato al
fisco. La seconda linea d'azione è il completamento del processo di
pseudonimizzazione e analisi dei big data per potenziare le analisi di rischio
nella selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
Sotto il primo fronte c'è una progressione molto chiara
segnalata nella lettera di Garofoli, che punta a obiettivi non solo
quantitativi ma anche qualitativi. Il primo traguardo è fissato a fine 2022:
aumentare del 20% il numero degli alert inviati ai contribuenti e del 15% il
gettito. In entrambi i casi la "maggiorazione" va rapportata all'ultimo anno
prima della pandemia (2019) e quindi dovrebbe tradursi, rispettivamente, in
quasi 2,6 milioni di lettere e 2,5 miliardi di recupero. Ma - e questo è il
target qualitativo - va ridotto di almeno il 5% il numero di falsi positivi. In
pratica l'utilizzo dei database deve puntare sempre più a comunicazioni mirate,
ossia dirette a contribuenti per i quali vi siano davvero situazioni di
anomalia. Il secondo traguardo, invece, è fissato a fine 2024 con il numero di
lettere da aumentare del 40% e il gettito del 30 % sempre rispetto al risultato
2019. A conti fatti significa puntare a quasi 3 milioni di lettere e a 2,8
miliardi di gettito aggiuntivo. E nell'ottica di accompagnamento alla
compliance va letta anche la strada già intrapresa della precompilata Iva. A
settembre c'è il primo appuntamento con i registri precompilati, ma bisogna
arrivare anche alla dichiarazione che però partirà dalle operazioni 2022 e
quindi arriverà a partire dal 10 febbraio 2023. Il tutto interesserà un numero
molto elevato di imprese e professionisti: 2,3 milioni di partite Iva.
Come anticipato, la seconda linea d'azione punta a mettere
finalmente a punto la pseudoanonimizzazione dei dati, prevista dalla legge di
Bilancio 2020. L'idea è di utilizzare il patrimonio informativo
dell'amministrazione per costruire dei modelli di rischio evasione attraverso
dei dati preventivamente anonimizzati. Da lì, poi, si potrebbe calare nella
realtà gli indici di rischio e procedere alla fase dei controlli sui soggetti
ritenuti più pericolosi. La messa a punto - vista la delicatezza delle
informazioni trattate - richiede di trovare una quadra con il Garante della
Privacy. Dopo di che, si tratterà di sviluppare i modelli informatici. Ma ora
la raccomandazione di Garofoli potrebbe accelerare i tempi.
Lotta all'evasione Draghi ce la farà?
Daniele Franco ministro dell'Economia del governo Draghi, propone al governo di potenziare l'infrastruttura informatica per semplificare gli adempimenti dei contribuenti e ridurre la distanza tra quanto dovrebbe entrare e quanto realmente i contribuenti versano come imposta.
Lo schema è chiaro come scrive Roberto Garofoli nell'allegato alla breve missiva sui target che ogni amministrazione dovrà centrare in nome del Pnrr, la differenza tra incassato e dovuto riferito al 2019 non deve tener conto del differenziale su accise e imposte sul mattone, come può essere l'Imu.
Centrare l'obiettivo di riduzione del tax gap vuol dire comunque recuperare in modo strutturale risorse che fino a oggi alimentano soltanto il sommerso. Una risultato ambizioso che, secondo le indicazioni inviate al Mef, potrà essere centrato seguendo soprattutto due direttrici principali. Da una parte il potenziamento della compliance ovvero dell'adempimento spontaneo del contribuente invitato a chiarire eventuali posizioni incongruenti tra quanto dichiarato e quanto effettivamente versato al fisco. La seconda linea d'azione è il completamento del processo di pseudonimizzazione e analisi dei big data per potenziare le analisi di rischio nella selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.
Sotto il primo fronte c'è una progressione molto chiara segnalata nella lettera di Garofoli, che punta a obiettivi non solo quantitativi ma anche qualitativi. Il primo traguardo è fissato a fine 2022: aumentare del 20% il numero degli alert inviati ai contribuenti e del 15% il gettito. In entrambi i casi la "maggiorazione" va rapportata all'ultimo anno prima della pandemia (2019) e quindi dovrebbe tradursi, rispettivamente, in quasi 2,6 milioni di lettere e 2,5 miliardi di recupero. Ma - e questo è il target qualitativo - va ridotto di almeno il 5% il numero di falsi positivi. In pratica l'utilizzo dei database deve puntare sempre più a comunicazioni mirate, ossia dirette a contribuenti per i quali vi siano davvero situazioni di anomalia. Il secondo traguardo, invece, è fissato a fine 2024 con il numero di lettere da aumentare del 40% e il gettito del 30 % sempre rispetto al risultato 2019. A conti fatti significa puntare a quasi 3 milioni di lettere e a 2,8 miliardi di gettito aggiuntivo. E nell'ottica di accompagnamento alla compliance va letta anche la strada già intrapresa della precompilata Iva. A settembre c'è il primo appuntamento con i registri precompilati, ma bisogna arrivare anche alla dichiarazione che però partirà dalle operazioni 2022 e quindi arriverà a partire dal 10 febbraio 2023. Il tutto interesserà un numero molto elevato di imprese e professionisti: 2,3 milioni di partite Iva.
Come anticipato, la seconda linea d'azione punta a mettere finalmente a punto la pseudoanonimizzazione dei dati, prevista dalla legge di Bilancio 2020. L'idea è di utilizzare il patrimonio informativo dell'amministrazione per costruire dei modelli di rischio evasione attraverso dei dati preventivamente anonimizzati. Da lì, poi, si potrebbe calare nella realtà gli indici di rischio e procedere alla fase dei controlli sui soggetti ritenuti più pericolosi. La messa a punto - vista la delicatezza delle informazioni trattate - richiede di trovare una quadra con il Garante della Privacy. Dopo di che, si tratterà di sviluppare i modelli informatici. Ma ora la raccomandazione di Garofoli potrebbe accelerare i tempi.
03/08/2021
Maggiore responsabilità per giudici e pm Il rinvio a giudizio diventerà un'eccezione»
L'intervista L'ex presidente della Camera, Violante: «Avremo una giustizia più vicina ai valori della Costituzione» «Si andrà a processo solo con una ragionevole certezza di condanna, è un principio di garanzia per il cittadino»
franco cattaneo
Uno sguardo all'ambiente umano che vive da sempre: «Una buona occasione anche per la magistratura, in una fase così difficile». Una riflessione dal versante del cittadino: «C'è effettivamente un principio di garanzia del diritto». Luciano Violante, già presidente della Camera, commenta così la riforma della giustizia varata dal governo e ora approdata in Parlamento. Lo fa sorretto da una lunga esperienza, quella di magistrato e docente universitario di Diritto e Procedura penale, di parlamentare e saggista: il suo libro «Magistrati», edito da «Einaudi» nel 2009, aprì un dibattito sul rapporto fra toghe e società, che riemerge puntuale fra le pieghe della cronaca.
Presidente, il cittadino può ritenersi relativamente soddisfatto della riforma del ministro Marta Cartabia?
«Stiamo parlando di una legge delega e, per rispondere con precisione, bisognerà leggere l'articolato. Se il testo rispetterà i criteri stabiliti, avremo una giustizia certamente più vicina ai valori della Costituzione».
Il Guardasigilli ha detto che si è cercato di bilanciare la domanda di giustizia e le garanzie degli imputati.
«È così.. Oggi, quando un pm deve chiedere un rinvio a giudizio, o quando un gip deve deciderlo, un principio frequente è sostanzialmente questo: "La questione è complessa e se la veda il giudice del dibattimento". In questo modo si rinviano a giudizio migliaia di processi. Questo non sarà più possibile, perché le nuove norme affermano che si deve mandare a processo soltanto quando c'è la ragionevole previsione che ci possa essere una condanna e così il giudice deve fare un'attenta valutazione di quello che potrebbe accadere».
Muta il quadro?
«Sì, cambia il paradigma, nel senso che finora il proscioglimento o l'assoluzione prima del dibattimento rappresenta un'eccezione, mentre d'ora in poi l'eccezione sarà il rinvio a giudizio, appunto quando si ha la ragionevole certezza che ci potrebbe essere una condanna. È una situazione capovolta, c'è davvero un principio di garanzia del diritto del cittadino. Attenzione, però: si parla di imputati, non di responsabili».
Quindi interviene un controllo del gip sul pm al termine delle indagini preliminari?
«Il punto è un po' questo: la riforma esige maggiore responsabilità del giudice e del pubblico ministero. Faccio un esempio. Quando il giudice condanna l'imputato alla reclusione, il destino del condannato è un compito puro e semplice dell'amministrazione penitenziaria. Anche nel caso delle misure alternative, l'interessato deve passare dal carcere. Ora non sarà più così: il contenuto specifico della sanzione sarà valutato e stabilito direttamente dal giudice del Tribunale. In molti casi sarà possibile sospendere il processo e concordare con l'imputato una certa attività: servizio in comunità piuttosto che risarcimento del danno ed eliminazione delle cause del delitto, eccetera. Il fatto importante è che ci saranno una maggiore responsabilizzazione del giudice e un minor ricorso al carcere. Lo Stato guadagnerà un cittadino. La criminalità perderà un possibile manovale».
Infatti Cartabia ha parlato di un Diritto penale «mite».
«Direi che è uno sguardo costituzionalmente corretto. Va colto il disegno costituzionale, cioè che la pena deve tendere alla rieducazione. Il carcere non è mai un luogo di recupero e in ogni caso, là dove non è necessario, l'esecuzione della condanna può essere di altro tipo. Ricordiamoci che la Costituzione usa il termine pena e non carcere».
Si ampliano anche le prospettive della giustizia riparativa, un percorso sperimentato da tempo a Bergamo.
«Sono stato nel carcere di Bergamo. Ho conosciuto un'associazione eccellente che si cura dei detenuti. Tutto quello che contribuisce a ricostituire un rapporto fra condannato e società serve è utile. La pena non può consistere in un'ulteriore lacerazione tra condannato e società. Chi ha sbagliato deve pagare, ma in quel "pagare" ci deve essere il ripristino di una relazione con la comunità. Mi piace ricordare che la Bibbia parla del "Rib", uno strumento giuridico di quel tempo: quando veniva commesso un reato grave, le famiglie della vittima e dell'aggressore s'incontravano per pacificare i rapporti e per trovare una soluzione che evitasse un conflitto successivo. Lo spirito è questo: la pena deve consumarsi nell'orizzonte della riconciliazione».
La prescrizione ha occupato quasi tutto il dibattito: lei come la vede?
«Sono un po' sorpreso dal fatto che anche autorevoli studiosi hanno guardato solo alla prescrizione. È come guardare in una stanza dal buco della serratura. Vedi un mobile, ma non hai idea della stanza. Prima di tutto ci sarà un minor numero di processi e quindi la possibilità di farli meglio. Poi, come ho detto, sono previste chiusure anticipate dei dibattimenti, convenienti per l'imputato. Se posso, esprimerei un giudizio critico su un punto: si sarebbe potuta evitare la confusione tra prescrizione e condizione di procedibilità. Ma forse è solo un preziosismo accademico».
Eccoci all'altra questione: numerosi magistrati hanno espresso riserve e critiche e c'è chi ha definito questa riforma un compromesso al ribasso.
«I compromessi, essendo un punto d'incontro, sono al ribasso per tutti. È nella logica del compromesso il passo indietro di tutte le parti e quindi, a mio avviso, è una critica sbagliata. Quale sarebbe l'alternativa? Sbattere i pugni sul tavolo? Non sarebbe giusto. Ho accolto con rispetto le critiche dei magistrati e ritengo ci siano diverse componenti di questo atteggiamento. C'è lo stato d'animo di chi, in buona fede, si preoccupa di non essere adeguato alle innovazioni. C'è chi si fa usare come testa d'ariete contro il governo, e qui apro una parentesi: le toghe devono guardarsi dagli amici più che dai nemici. E infine ci sono coloro che avvertono la preoccupazione per il carico di responsabilità aggiuntiva. Ma non c'è indipendenza senza responsabilità».
Del resto la riforma giunge nel pieno di una crisi di legittimazione della magistratura.
«I due terzi degli italiani non hanno fiducia nei magistrati. Ci sono stati, è vero, standard ancora più bassi, l'80%, durante uno dei governi Berlusconi. Però allora il punto di partenza era l'offensiva politica contro le toghe, oggi invece i problemi dei pm e dei giudici nascono all'interno: corruzione, denunce reciproche, processi iniziati con il rullo di tamburi e finiti con l'assoluzione dopo anni e anni, con gli imputati che nel frattempo hanno perso reputazione e risorse economiche. Ecco il problema. Ma proprio per questo i magistrati dovrebbero cogliere l'opportunità di essere parte attiva e costruttiva per riconquistare la fiducia perduta. Il grande potere dei magistrati nei confronti del cittadino si basa sulla fiducia delle persone: se non c'è, i poteri perdono legittimazione».
Allargando il discorso, non le pare si stia chiudendo, almeno sul piano della psicologia collettiva, il clima degli anni '90 trainato da Mani pulite?
«Domanda difficile. Certamente è finita l'esaltazione della gogna mediatica e giudiziaria. Ma resta una spinta repressiva che sale dalla società: l'illusione che la pena da sola possa ricostruire un ordine. La pena è necessaria, ma l'ordine è ricostruito dalla buona politica e dalla buona amministrazione, non dalla galera».
La domanda precedente intendeva condurre a quel che sta avvenendo alla Procura di Milano, storicamente il baluardo del controllo di legalità.
«Guardi che qualsiasi Procura dovrebbe essere un bastione della legalità. Ma le Procure non possono essere un corpo chiuso dentro un altro corpo chiuso, quello dell'intera magistratura. Altrimenti esplodono come a Milano, appunto. Con tutto il rispetto necessario in questi casi, credo ci sia un clima interno che vada ricomposto. Il malessere covava da tempo e adesso è esploso».
C'è l'esigenza di una minore conflittualità fra politica e magistratura: in questa prospettiva come valuta i referendum sulla giustizia?
«Aprono un conflitto, senza dubbio. La responsabilità civile del magistrato, uno dei quesiti referendari, già esiste: la vittima viene risarcita e lo Stato può poi decidere se rivalersi o meno sul magistrato. I referendari dicono no: che paghi direttamente la toga. Sa qual è il problema? Che il magistrato ha sempre davanti a sé due parti: una ha torto e l'altra ha ragione, c'è poco da fare. E quindi una resta sempre insoddisfatta. Dovessero cambiare le regole, il magistrato verrebbe esposto all'aggressione del soggetto economicamente più forte, più interessato a intimidire che non preoccupato della condanna: a quel punto il magistrato non potrà più svolgere processi contro quella persona, dovrà pagarsi un legale, e via di questo passo. Non si vuol comprendere la differenza che passa tra un medico e un magistrato: il primo, che svolge un lavoro delicatissimo, interloquisce con una sola parte, il secondo con due. Reputo che possa essere pericolosa anche la questione della separazione delle carriere, un altro dei quesiti, perché le Procure già oggi sono un corpo separato. Accentuarne la separatezza vorrebbe dire trasformare i pm in una sorta di inquisitori del tutto indipendenti, con una propria polizia giudiziaria, grandi poteri in tema di libertà e reputazione dei cittadini. Sarebbe un passo indietro per le libertà dei cittadini. È vero che il popolo deve esprimere l'ultima parola, ma il popolo dev'essere informato, prima di scegliere. Un popolo non informato scelse di condannare a morte Gesù e di salvare Barabba».
28/07/21
Posteggi A4, l'accordo non c'è: ma intanto si parcheggia (gratis)
Capriate e Brembate Qualcuno ha rimosso i blocchi di cemento ai due ingressi dei 600 stalli a disposizione Realizzati da Aspi nel 2012, ma il via libera ancora non c'è
Patrik Pozzi
Non sono ufficialmente aperti, ma concretamente lo sono, e c'è chi ci parcheggia. Non si è ancora risolta la questione dei parcheggi di interscambio realizzati a Capriate e Brembate con il quadruplicamento dell'autostrada A4 Milano-Brescia, e completati nel 2012.
I due Comuni stanno definendo la modalità di gestione dei circa 600 stalli a disposizione e la ripartizione delle spese. Ora però qualcuno, stanco dei tempi della burocrazia, ha deciso di tagliare la testa al toro, spostando (non si sa bene come, visto il peso) i blocchi di cemento posti agli ingressi delle due aree sosta, rendendole quindi di fatto utilizzabili.
In settimana sono in realtà poco utilizzate, sebbene siano state pensate per soddisfare la domanda di parcheggi delle numerose persone che al casello di Capriate dell'A4 prendevano il pullman autostradale. Invece, è soprattutto nel fine settimana che sono presi d'assalto dalle famiglie che si recano al parco di divertimenti Leolandia di Capriate. «Mi viene quindi il dubbio - dice il sindaco di Brembate, Mario Doneda - che qualcuno di loro, stanco di non riuscire a trovare parcheggio nella zona, abbia deciso di spostare i blocchi di cemento che ne bloccavano gli ingressi. Le due aree sosta, però, sono ancora ufficialmente chiuse».
La questione dei parcheggi di interscambio sta ormai andando avanti da diversi anni. Per la loro presa in carico nel 2015 i Comuni di Brembate e Capriate avevano approvato una bozza di convenzione con Aspi (Autostrade per l'Italia) che era stata modificata nel 2017 e poi ancora nel 2018.
Il tutto era poi stato trasmesso alla società autostradale al fine di richiedere l'approvazione e l'autorizzazione dell'ex ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Nel 2019, grazie all'interessamento del parlamentare della Lega Daniele Belotti, si era scoperto che l'ultima versione della convenzione non era mai arrivata agli uffici ministeriali competenti. Venuto a galla il problema, Aspi aveva poi provveduto a mandare il tutto. Nel primo trimestre del 2020 ci si aspettava la firma definitiva della convenzione, dopo la quale Aspi avrebbe avuto 90 giorni per rimettere in funzione gli impianti tecnologici delle due aree. Lo scoppio dell'epidemia di Covid aveva bloccato di nuovo l'iter. La questione era tornata all'attenzione di Brembate e Capriate la scorsa estate: i due Comuni avevano iniziato a confrontarsi sulla modalità di gestione (da affidare a società di servizi di cui sono soci), su come dividersi le spese di gestione (a cominciare dal canone di quattromila euro da corrispondere ad Aspi) e, poi, su quale tariffa applicare: «Poi però - spiega il vicesindaco di Capriate, Cristiano Esposito - a ottobre è riscoppiata l'epidemia di Covid e si è bloccato ancora tutto. Ora dobbiamo tornare a parlarne. In tutte le valutazioni da fare sarà da tenere in considerazione come queste aree sosta potranno essere utilizzate in futuro. È chiaro, infatti, che a causa del Covid i modi di spostarsi delle persone sono cambiati: preferiscono utilizzare i propri mezzi piuttosto che il pullman autostradale». Nel frattempo però c'è da affrontare il fatto che i parcheggi di interscambio sono aperti e utilizzati irregolarmente. Le amministrazioni comunali di Brembate e Capriate verificheranno e interverranno al più presto per porvi rimedio.
R.S 23/07/21
Via libera del Senato, il decreto Sostegni bis è legge
Il decreto Sostegni bis ottiene la fiducia al Senato e diventa legge, portando con sé oltre 40 miliardi di euro di interventi a favore dell'economia danneggiata dal Covid. Il Parlamento, prima con un esame approfondito alla Camera poi blindato a Palazzo Madama, è intervenuto con una serie di modifiche. Le novità sono state inserite dopo la mediazione di Mario Draghi sul nodo licenziamenti e l'assorbimento nel provvedimento anche delle altre norme contenute nel decreto del primo luglio.
LICENZIAMENTI - Dopo le accelerazioni, le retromarce e le polemiche con i sindacati e nella maggioranza, lo sblocco dei licenziamenti resta ma non per il tessile e i settori collegati. Prolungata di conseguenza anche la Cig Covid.
STOP AL CASHBACK - Anche in questo caso non senza polemiche, il programma anti-contante nato sotto il governo Conte viene sospeso fino al 31 dicembre 2021.
CONTRIBUTI E AIUTI - La soglia di fatturato per accedere ai contributi a fondo perduto sale da 10 a 15 milioni di euro. Aumentano di 40 milioni i sostegni per le attività obbligate a chiudere. Aiuti aggiuntivi arrivano al wedding, al settore degli eventi, alle mense e alle concerie. Viene creato un fondo da 100 milioni per la ristorazione collettiva, altri 50 milioni andranno al settore fiere e 60 milioni al Terzo settore. Per la montagna arrivano 30 milioni da destinare alla sicurezza e all'innovazione tecnologica di piste da sci e impianti di risalita.
INCENTIVI AUTO - Sono stanziati 350 milioni per l'ecobonus auto, prorogato al 31 dicembre 2021. Gli aiuti vanno anche alle auto usate Euro 6 con contestuale rottamazione.
CONTRATTI A TERMINE FINO A 24 MESI - La durata del tempo determinato sarà più flessibile ma solo fino al 30 settembre 2022. Alle causali per la proroga fino a 24 mesi vengono aggiunte anche «specifiche esigenze previste dai contratti collettivi».
CARTELLE E RATE ROTTAMAZIONE - Vengono rinviate le scadenze della rottamazione ter e del Saldo e stralcio. Quelle del 28 febbraio e del 31 marzo 2020 slittano al 31 luglio 2021 (2 agosto primo giorno feriale); quella del 31 maggio 2020 al 31 agosto 2021; quella del 31 luglio 2020 al 30 settembre 2021. Quella del 30 novembre 2020 al 31 ottobre 2021; infine quelle del 28 febbraio, 31 marzo, 31 maggio e 31 luglio 2021 slittano al 30 novembre 2021. Spostata ancora in avanti la sospensione delle cartelle, dal 30 giugno al 31 agosto.
ACCONTI PARTITE IVA - Per le 4,3 milioni di partite Iva soggette agli ISA, il saldo e il primo acconto delle imposte dirette e dell'Irap in scadenza il 30 giugno slittano al 31 agosto, con ulteriore proroga al 15 settembre senza alcuna maggiorazione.
STOP IMU - Niente seconda rata Imu a dicembre per i centomila proprietari di immobili bloccati dalla sospensione degli sfratti. L'acconto del 16 giugno sarà restituito come credito di imposta.
NUOVA SALVA COMUNI - Per salvare dal default oltre 800 Comuni si prevede la possibilità di ripianare l'extra deficit in dieci anni anche grazie ad altri 160 milioni aggiuntivi rispetto ai 500 già stanziati dal decreto.
SCUOLA - Vengono stanziati altri 400 milioni per rinnovare, anche nel 2021-2022, l'organico aggiuntivo Covid della scuola. I docenti dovranno essere utilizzati per attività di recupero dopo la dad. Previsto uno stanziamento di 10 milioni per il 2021 per favorire l'accesso ai servizi psicologici delle fasce più deboli della popolazione, con priorità per i pazienti oncologici e per il supporto dei ragazzi in età scolare.
STOP AL CARO-MATERIE PRIME - Per fronteggiare gli aumenti eccezionali di alcuni materiali, il ministero delle Infrastrutture monitorerà i prezzi negli appalti pubblici e, in caso di oscillazioni superiori all'8%, si procederà a compensazioni a favore delle imprese con uno stanziamento da 100 milioni di euro.
Via libera del Senato, il decreto Sostegni bis è legge
Il decreto Sostegni bis ottiene la fiducia al Senato e diventa legge, portando con sé oltre 40 miliardi di euro di interventi a favore dell'economia danneggiata dal Covid. Il Parlamento, prima con un esame approfondito alla Camera poi blindato a Palazzo Madama, è intervenuto con una serie di modifiche. Le novità sono state inserite dopo la mediazione di Mario Draghi sul nodo licenziamenti e l'assorbimento nel provvedimento anche delle altre norme contenute nel decreto del primo luglio.LICENZIAMENTI - Dopo le accelerazioni, le retromarce e le polemiche con i sindacati e nella maggioranza, lo sblocco dei licenziamenti resta ma non per il tessile e i settori collegati. Prolungata di conseguenza anche la Cig Covid.
STOP AL CASHBACK - Anche in questo caso non senza polemiche, il programma anti-contante nato sotto il governo Conte viene sospeso fino al 31 dicembre 2021.
CONTRIBUTI E AIUTI - La soglia di fatturato per accedere ai contributi a fondo perduto sale da 10 a 15 milioni di euro. Aumentano di 40 milioni i sostegni per le attività obbligate a chiudere. Aiuti aggiuntivi arrivano al wedding, al settore degli eventi, alle mense e alle concerie. Viene creato un fondo da 100 milioni per la ristorazione collettiva, altri 50 milioni andranno al settore fiere e 60 milioni al Terzo settore. Per la montagna arrivano 30 milioni da destinare alla sicurezza e all'innovazione tecnologica di piste da sci e impianti di risalita.
INCENTIVI AUTO - Sono stanziati 350 milioni per l'ecobonus auto, prorogato al 31 dicembre 2021. Gli aiuti vanno anche alle auto usate Euro 6 con contestuale rottamazione.
CONTRATTI A TERMINE FINO A 24 MESI - La durata del tempo determinato sarà più flessibile ma solo fino al 30 settembre 2022. Alle causali per la proroga fino a 24 mesi vengono aggiunte anche «specifiche esigenze previste dai contratti collettivi».
CARTELLE E RATE ROTTAMAZIONE - Vengono rinviate le scadenze della rottamazione ter e del Saldo e stralcio. Quelle del 28 febbraio e del 31 marzo 2020 slittano al 31 luglio 2021 (2 agosto primo giorno feriale); quella del 31 maggio 2020 al 31 agosto 2021; quella del 31 luglio 2020 al 30 settembre 2021. Quella del 30 novembre 2020 al 31 ottobre 2021; infine quelle del 28 febbraio, 31 marzo, 31 maggio e 31 luglio 2021 slittano al 30 novembre 2021. Spostata ancora in avanti la sospensione delle cartelle, dal 30 giugno al 31 agosto.
ACCONTI PARTITE IVA - Per le 4,3 milioni di partite Iva soggette agli ISA, il saldo e il primo acconto delle imposte dirette e dell'Irap in scadenza il 30 giugno slittano al 31 agosto, con ulteriore proroga al 15 settembre senza alcuna maggiorazione.
STOP IMU - Niente seconda rata Imu a dicembre per i centomila proprietari di immobili bloccati dalla sospensione degli sfratti. L'acconto del 16 giugno sarà restituito come credito di imposta.
NUOVA SALVA COMUNI - Per salvare dal default oltre 800 Comuni si prevede la possibilità di ripianare l'extra deficit in dieci anni anche grazie ad altri 160 milioni aggiuntivi rispetto ai 500 già stanziati dal decreto.
SCUOLA - Vengono stanziati altri 400 milioni per rinnovare, anche nel 2021-2022, l'organico aggiuntivo Covid della scuola. I docenti dovranno essere utilizzati per attività di recupero dopo la dad. Previsto uno stanziamento di 10 milioni per il 2021 per favorire l'accesso ai servizi psicologici delle fasce più deboli della popolazione, con priorità per i pazienti oncologici e per il supporto dei ragazzi in età scolare.
STOP AL CARO-MATERIE PRIME - Per fronteggiare gli aumenti eccezionali di alcuni materiali, il ministero delle Infrastrutture monitorerà i prezzi negli appalti pubblici e, in caso di oscillazioni superiori all'8%, si procederà a compensazioni a favore delle imprese con uno stanziamento da 100 milioni di euro.
R.S 22/07/21
Ordinanza contro gli sprechi di acqua
Su richiesta della società Uniacque, che gestisce il servizio idrico integrato, è stata emessa a Cisano, a firma del sindaco Andrea Previtali, un'ordinanza contro gli sprechi dell'acqua potabile. Fino al 31 agosto, dalle 8 alle 22, l'utilizzo dell'acqua è destinato agli usi potabili e igienico sanitari. È pertanto vietato l'utilizzo dell'acqua per l'annaffiamento di prati, giardini, orti e capi di calcio. Vietato anche l'utilizzo per il lavaggio di piazzale e vialetti, oltre che per il riempimento di piscine e lavaggio autoveicoli.
Per i trasgressori è prevista una sanzione amministrativa da 50 a 500 euro. Per l'osservanza dell'ordinanza è incaricata a vigilare la polizia locale.
21/07/2021
Facheris inaugura la sede elettorale «Luogo di confronto»
Ponte San Pietro Il candidato alla carica di sindaco di «Tu per Ponte al futuro» ha il suo quartier generale in via Allegrini. «Collaboreremo con tutti i cittadini»Remo Traina
La campagna elettorale della lista «Tu per Ponte al futuro», con candidato sindaco Michele Facheris, è iniziata con l'inaugurazione della sede situata nella frazione di Locate di Ponte San Pietro, in pieno centro storico. «Abbiamo deciso di individuare la nostra location elettorale nella numerosa frazione di Locate come segno di ripartenza della nostra comunità -ha spiegato Facheris -. È una sede sicuramente operativa per coordinare la campagna e nello stesso tempo uno spazio dove in questi mesi ogni cittadino sarà il benvenuto per parlare con noi, dare suggerimenti ed evidenziare situazione problematiche. Abbiamo bisogno della collaborazione dei nostri cittadini». Il candidato a primo cittadino di Ponte San Pietro di «Tu per Ponte al futuro», 53 anni, è sposato con Cristina ed è padre di Francesco. Laureato in Economia e commercio alla Università di Bergamo, vive e lavora a Ponte San Pietro occupandosi di finanza d'impresa, finanza straordinaria e Project Financing. Eletto in Consiglio comunale nel 2006 si è impegnato insieme ad altri consiglieri di opposizione in molte iniziative cittadine, è uno sportivo con passione per running e calcio ed è tesserato della Federazione italiana rugby.
Una cinquantina i presenti
Una cinquantina le persone che sono arrivate lunedì sera in via Allegrini. Con Facheris, i due attuali consiglieri di minoranza, Jacopo Masper e Mirvyen Bedini, tutti e due faranno parte della nuova lista «Tu per Ponte al futuro». Presenti anche Davide Casati, segretario del Pd di Bergamo e giovane sindaco di Scanzorosciate, che ha detto: «Fare il sindaco è uno dei mestieri più belli del mondo, seppur impegnativo, però deve essere svolto proprio come servizio ai cittadini e alla città. Suggerisco a Facheris e ai candidati in lista di visitare tutte le case della loro città. È importante il programma, ma ancora più importante è conoscere a fondo le persone e coinvolgerle in questa avventura elettorale».
In bocca al lupo anche dal consigliere regionale Niccolò Carretta di Azione (partito di Carlo Calenda), che ha aggiunto: «Conosco da anni Michele e ritengo sia il candidato ideale per la carica di primo cittadino a Ponte San Pietro. Sarà una campagna difficile ma con l'impegno di tutti il risultato sarà certamente positivo».
Il segretario del Pd e l'ex sindaca
Tra le persone presenti all'inaugurazione della sede elettorale, anche il segretario del Pd di Ponte, Antongiulio Ceccariglia, l'ex sindaca Giuliana Reduzzi, l'ex vicesindaco Gianfranco Calvi e altri esponenti dell'amministrazione che in passato hanno governato Ponte con incarichi di assessori e consiglieri. Presenti anche molte persone che hanno voluto conoscere il candidato Facheris e parlare della loro comunità. Un augurio via telefono è giunto anche dall'ex sindaca Mirella Rosati.
Nutrita la presenza di giovani impegnati soprattutto nelle associazioni, dei quali qualcuno farà parte della lista. Proprio sulla formazione della compagine, il consigliere Masper ha comunicato che nell'arco di pochi giorni la composizione del gruppo «Tu per Ponte al futuro» verrà resa nota. La lista che si sta formando -dice Masper - è il risultato di un confronto con la nostra gente, con le varie realtà del territorio, le associazioni e la società civile. Persone che hanno voglia di impegnarsi per la loro città».
R.S 16/07/21
Boltiere progetta il nuovo centro storico senza auto
Viabilità Sarà ampliata l'area pedonale davanti alla chiesa. Ok all'accordo con Via Tasso per declassificare la provinciale. Cinque milioni dalla Regione
Il documento
140 mila euro per 3 progetti
Patrik Pozzi
Boltiere inizia a progettare come riqualificare il suo centro storico una volta che il traffico sarà portato fuori dalla futura circonvallazione ovest in variante alla provinciale 525 che taglia a metà il paese. Ci sono già due atti formali in merito. Il primo è l'accordo definito fra il Comune e la Provincia per la declassificazione della 525 (ovviamente solo per quanto riguarda il tratto in mezzo all'abitato) da strada provinciale a comunale; il secondo è lo stanziamento di fondi proprio da destinare alla progettazione. L'accordo per la declassificazione è stato appena approvato per decreto dal presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli e dal suo testo già si intuisce quale è l'idea che il Comune intende perseguire per la riqualificazione del centro storico, in particolare nella parte di fronte la chiesa il cui sagrato confina con la 525.
«L'Amministrazione comunale -si legge nel documento- per eliminare il traffico di attraversamento intende elaborare un progetto che prevede di ampliare l'area pedonale di fronte alla chiesa mantenendo un solo senso di marcia per il traffico che attraversa la piazza del capoluogo». Ovviamente ciò non sarà possibile fino a quando alla circolazione sulla 525, costituita anche da numerosi mezzi pesanti, non si fornirà un percorso alternativo che sarà appunto la circonvallazione ovest. La realizzazione di quest'opera (fatta eccezione per il primo tratto dalla 525 a via Cesare Battisti di competenza del Comune già completata ma ancora chiusa al traffico) è in carico alla Provincia ed è stata finanziata dalla Regione con 5 milioni di euro stanziati attraverso il «Piano per la Lombardia». A favorire questo stanziamento è stato il fatto che l'opera è ritenuta importante anche a livello provinciale per migliorare la viabilità sulla direttrice Bergamo-Treviglio. Al momento la data stabilita per l'apertura al traffico della variante è il 2023. E per allora la Provincia, nell'accordo stipulato con il Comune, si è già impegnata a «proporre la declassificazione da strada provinciale a strada comunale del tratto urbano della 525 che attraversa il centro abitato di Boltiere»; e poi anche a farsi carico «della progettazione delle opere previste per la riqualificazione del tratto urbano della 525 oggetto della declassificazione» che il Comune intende appunto trasformare a senso unico. Ciò, ovviamente, gli fornirà maggiore spazio per ampliare l'area pedonale di fronte alla chiesa.
In merito, nella sua ultima seduta, il Consiglio comunale ha deliberato l'utilizzo di 140 mila euro del suo avanzo di amministrazione proprio per dare il via alla progettazione di tre interventi ritenuti di rilevanza per il paese: «Si tratta - ha spiegato l'assessore ai Lavori pubblici Renato Cavalleri - della creazione di una casa delle associazioni (prevista nell'edificio in viale Montegrappa dove ora si trova la scuola di musica del paese, ndr), dell'ampliamento della scuola elementare e della riqualificazione del centro storico».
Il documento
R.S.15/07/21
Polo sanitario all'ex Inam Dall'Asst c'è il via libera
Ponte San Pietro L'operazione possibile dopo il sì alla variante al Pgt in Consiglio per il recupero del palazzo. Disponibili 1.800 mq su tre piani
Remo Traina
Sarà possibile realizzare nel palazzo dell'ex Inam di piazza Libertà a Ponte San Pietro un centro servizi sanitario e sociale a disposizione della popolazione dell'Isola Bergamasca e comuni vicini? Se l'interrogativo è d'obbligo, c'è però la volontà di tutta l'Amministrazione comunale (maggioranza e minoranza) di perseguire questo importante progetto. Il percorso è avviato: recentemente nell'ambito dell'approvazione della variante al Pgt, il palazzo ex Inam di piazza Libertà è stato destinato a struttura socio sanitaria. Un'importante destinazione condivisa da tutto il Consiglio comunale. Da registrare la nota del sindaco Marzio Zirafa inviata alla Asst Bergamo Ovest (proprietaria dell'immobile), in cui si chiede «di dotare Ponte San Pietro di un centro servizi socio-sanitari a disposizione della popolazione dell'Isola Bergamasca e di porre rimedio attraverso la progettazione e il finanziamento di un Piano di recupero dell'immobile (ex Inam), che oramai da 10 anni per l'intera cittadinanza della zona viene considerato un monumento allo spreco».
Il direttore generale dell'Asst Bergamo Ovest, Peter Assembergs, ha comunicato che «come Asst ci attiveremo per la parte di nostra competenza presso le sedi più opportune affinché la proposta possa essere realizzata». L'Asst con sede a Treviglio è proprietaria di questo palazzo rimasto vuoto da quando, nel 2010, si decise di trasferire l'allora poliambulatorio in un edificio a Brembate Sopra dove l'azienda tuttora paga un affitto.
Il poliambulatorio di Brembate Sopra potrebbe proseguire nella sua quotidiana e consolidata attività, mentre nel palazzo del capoluogo dell'Isola, che può contare su 1.800 mq divisi su 3 piani e un seminterrato di 600 mq, potrebbe sorgere, dopo un'adeguata riqualificazione, una sorta di «Cittadella della salute» che potrebbe essere legata a qualche settore sanitario attualmente scoperto e altamente specifico, oppure potrebbe contenere una pluralità di servizi sia sanitari ma anche assistenziali legati ai medici di base, a sedi associative e uffici pubblici.
Da sottolineare che il gruppo di minoranza «Ponte al futuro» ha sempre evidenziato la riqualificazione di piazza Libertà e il recupero ai fini socio sanitari dello stabile ex Inam. «Dai banchi della minoranza abbiamo sostenuto con convinzione, presentando diverse interrogazioni, il cambio di destinazione d'uso del palazzo ex Inam al fine di recuperarlo per servizi socio sanitari - afferma la capo gruppo Rosalba Cattaneo - come è stato poi deciso nel recente Consiglio comunale».
«Questa - aggiunge Cattaneo - è anche una nostra vittoria, dopo 5 anni di opposizione, su un tema così essenziale per il nostro paese. Siamo lieti che la Giunta Zirafa ne abbia compreso l'importanza, ma la strada è lunga per far sì che la pur positiva dichiarazione d'intenti del direttore generale della Asst Bergamo Ovest si traduca in fatti».
R.S.15/07/21
Benzina e diesel, stop alla vendita dal 2035
Mercato auto È una delle proposte contenute nel pacchetto sul clima presentato dalla Commissione europea Industria dei motori in rivolta. Gli europei: irrazionale. L'Associazione italiana: «Sconcerto e preoccupazione»
Valentina Brini Angelo Di MambroLa rivoluzione verde dell'Europa prende forma e passa dai trasporti. Lo stop alle vendite di auto a benzina dal 2035 è una delle novità più importanti e discusse del maxi pacchetto «Fit for 55» sul clima presentato ieri dalla Commissione europea che, dopo una serie di negoziati con le Ong ambientaliste da una parte e il martello delle lobby dell'industria dall'altra, rilancia il suo ruolo di apripista globale nella lotta ai cambiamenti climatici e si proietta verso le emissioni zero al 2050. Indicando per prima al mondo come intende farlo con una serie di proposte legislative messe nero su bianco.
«L'economia dei combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti, è necessario un nuovo modello», ha spiegato in sala stampa la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ricordando che per rispondere agli stravolgimenti climatici in corso l'Ue vuole arrivare al 2030 con il 55% di emissioni in meno rispetto al 1990. E vuole farlo con «un'architettura completa» che comprende anche la proposta di ridurre le emissioni di anidrodide carbonica (CO2) delle nuove auto a zero dal 2035. Mettendo di fatto fine alla vendite di veicoli a benzina e diesel a favore dei motori elettrici. La misura «andrà anche a vantaggio dei cittadini riducendo i costi energetici e migliorando la qualità dell'aria», ha sostenuto Von der Leyen.
Senza però convincere l'industria automobilistica europea (rappresentata da Acea), che ha replicato definendo lo stop ai motori a benzina e diesel al 2035 «irrazionale». Se i veicoli elettrici diventeranno poi gli unici sul nuovo mercato europeo, porteranno con sé anche l'incognita dei punti di ricarica che, secondo i costruttori di auto, continuerebbero a essere troppo pochi nel continente .
Dal canto suo, l'Associazione nazionale filiera industria automobilistica (Anfia) esprime «sconcerto e forte preoccupazione per la proposta, prevista nel pacchetto Fit for 55, di inasprire i target di riduzione delle emissioni di CO2 previsti dalla regolamentazione vigente. «Pur consapevoli dell'importante ruolo che l'industria automotive può giocare nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Green deal europeo - scrive in una nota - riteniamo che lo sforzo richiesto dall'attuale proposta non tenga in debito conto degli impatti industriali, economici e sociali di scelte così ambiziose e categoriche». «La previsione di un target a zero emissioni al 2035 per auto e veicoli commerciali - aggiunge l'Anfia - segna l'abbandono delle più avanzate tecnologie di propulsione su cui oggi la maggior parte delle aziende della componentistica italiana, comprese le multinazionali presenti sul nostro territorio, sono ancora prevalentemente concentrate, compiendo una incomprensibile e univoca scelta tecnologica». La transizione verde pensata dall'esecutivo comunitario si compone comunque di più tasselli. Attribuire un prezzo al carbonio sarà «il punto centrale che guiderà l'economia», ha spiegato ancora Von der Leyen. Bruxelles propone che, accanto a un Ets rinforzato per industria ed energia e ampliato al trasporto marittimo e all'aviazione, nasca un mercato della CO2 distinto per trasporti su gomma ed edifici, sostenuto apertamente solo da Danimarca e Germania e a cui si oppongono invece Francia e Paesi Bassi. I proventi del nuovo mercato dovrebbero quindi confluire in un fondo sociale da 72 miliardi per il settennio 2025-2032: l'idea è di usarlo per incentivare l'acquisto di auto a emissioni zero e la riqualificazione energetica degli edifici. Risorse che - insieme al 30% del Bilancio Ue, e ai 270 miliardi (il 37%) del Recovery fund destinati all'azione per il clima - dovrebbero bastare ad allontanare lo spettro dei gilet gialli. O, perlomeno, questo è l'auspicio di Bruxelles, che ha ben presente il rischio di un aumento del prezzo della CO2 che ricade direttamente sulla pompa del carburante o sulla bolletta del riscaldamento.
A sostegno della transizione verde interviene anche il fisco, con una tassazione che andrebbe a favorire l'elettricità a discapito delle fonti fossili e una carbon tax che ha lo scopo di tutelare l'industria europea dalla concorrenza di merci a prezzi più competitivi perché provenienti da Paesi con politiche climatiche meno stringenti. Con la speranza di convincere Turchia, Russia e Cina, ma anche gli Usa e il Wto, che non si tratta di una misura protezionistica.
R.S. 13/07/21
Il respiro del fiume, teatro itinerante all'alba e al tramonto
Remo Traina
Il Parco Adda Nord promuove il progetto teatrale «Adda Visioni» in collaborazione con «Casa degli Alfieri-teatro e natura» , Area Parchi, Ecomuseo Adda di Leonardo e con il patrocinio dei Comuni di Cassano d'Adda, Cornate d'Adda e Paderno d'Adda. È un progetto teatrale dedicato al fiume Adda e al suo territorio che prevede secondo Lorenza Zambon, che ha curato il testo, la regia e la narrazione con Gianpietro Malfatto, una drammaturgia originale per aderire a un paesaggio unico ed irripetibile. Il titolo dello spettacolo, produzione originale per il Parco Adda Nord, è il «Respiro del fiume» e si tratta di un'esperienza itinerante sensoriale e contemplativa. Le sedi e le date previste per le rappresentazioni indicate dal Pan, sono: sabato 17 alle 20 a Cornate d'Adda (ritrovo al cimitero di Porto d'Adda); domenica 18 alle 5,30 (ritrovo sul piazzale antistante la Centrale Bertini), alle 20 spettacolo serale ancora con ritrovo al cimitero di Porto d'Adda. Sabato 24 a Cassano d'Adda, spettacolo serale alle 20, domenica 25 alle 5,30 all'alba e serale alle 20 (ritrovo in piazza Perrucchetti).
«Si chiama anche teatro itinerante, poiché non starà mai nello stesso posto - spiega in un comunicato la direzione del Pan-. Ogni singolo percorso prevede due tappe lungo le quali si svilupperà la narrazione. Ognuna delle due tappe prevede una prima rappresentazione il sabato al tramonto e due successive repliche la domenica, una all'alba e un'altra al tramonto. I due spettacoli avranno delle parti in comune ma saranno ricchi di variazioni e si differenzieranno per aderire alle speciali visuali tematiche suggerite dai luoghi. Le musiche originali saranno eseguite dal vivo dal maestro Gianpiero Malfatto, polistrumentista jazz e direttore d'orchestra».
Per la presidente del Pan Francesca Rota, «il teatro itinerante Adda Visioni è una proposta intrigante per gli spettatori che saranno chiamati a una esperienza a 360 gradi con gli attori spostandosi da un luogo all'altro». Info: info@parcoaddanord.it (solo WhatsApp) o 349.2502460. Biglietto, 2 euro, posti limitati, consigliato abbigliamento comodo.
«Si chiama anche teatro itinerante, poiché non starà mai nello stesso posto - spiega in un comunicato la direzione del Pan-. Ogni singolo percorso prevede due tappe lungo le quali si svilupperà la narrazione. Ognuna delle due tappe prevede una prima rappresentazione il sabato al tramonto e due successive repliche la domenica, una all'alba e un'altra al tramonto. I due spettacoli avranno delle parti in comune ma saranno ricchi di variazioni e si differenzieranno per aderire alle speciali visuali tematiche suggerite dai luoghi. Le musiche originali saranno eseguite dal vivo dal maestro Gianpiero Malfatto, polistrumentista jazz e direttore d'orchestra».
Per la presidente del Pan Francesca Rota, «il teatro itinerante Adda Visioni è una proposta intrigante per gli spettatori che saranno chiamati a una esperienza a 360 gradi con gli attori spostandosi da un luogo all'altro». Info: info@parcoaddanord.it (solo WhatsApp) o 349.2502460. Biglietto, 2 euro, posti limitati, consigliato abbigliamento comodo.
.R.S, 11/07/21
Dalla Cib all'Ambito: prove tecniche di «pax» dell'Isola
Rappresentanza Dopo gli anni turbolenti e le defezioni dalla Comunità prende forma l'esperimento Aib, che sembra convincere pure i «fuoriusciti»
Fausta Morandi
Il nuovo nome, Ambito Isola Bergamasca (Aib), suonerà forse poco fantasioso, ma l'obiettivo è chiaro: segnalare, fin dalla denominazione, il cambiamento che la vecchia Cib - Comunità dell'Isola Bergamasca - vuole mettere in atto per tornare a essere davvero l'organo di condivisione e rappresentanza di tutta questa importante fascia di territorio, che conta circa 140 mila abitanti.
Proprio nel nuovo Ambito, infatti, prenderà forma la «pace» dell'Isola, dopo anni piuttosto turbolenti.
Nata nel lontano 1964 dalla volontà di 21 sindaci tra l'Adda e il Brembo, la Cib aveva registrato dal 2015 una serie di uscite (soprattutto di Comuni a guida Lega o di area centrodestra) che avevano progressivamente assottigliato l'associazione fino agli 11 componenti attuali (Bonate Sotto, Bottanuco, Brembate, Calusco, Carvico, Filago, Madone, Medolago, Presezzo, Solza e Villa d'Adda). Nell'ultimo anno e mezzo tuttavia era partita un'opera di «ricucitura» - con il coinvolgimento degli amministratori, ma anche dei referenti locali dei partiti - che in questi giorni si avvicina al traguardo: il nuovo statuto e la denominazione hanno infatti avuto l'ok degli 11 Comuni rimasti, e dagli incontri informali il nuovo «Aib» sembra convincere anche i «fuoriusciti» della Cib. Oltre ai 21 Comuni originari, la porta è aperta per i paesi della bassa Valle San Martino (Pontida, Cisano, Caprino e Torre de' Busi): il loro eventuale ingresso - valutazioni sarebbero in corso - porterebbe i Comuni partecipanti a 25.
La certezza sulle adesioni si avrà però solo con i passaggi nei Consigli comunali: ogni municipio - sia che già aderisse alla Cib, sia che ne fosse uscito - dovrà infatti dire il suo «sì» formale. L'obiettivo è che ciò avvenga entro il 30 novembre, in modo che entro fine anno si possa eleggere il presidente dell'Aib.
Nodi e novità
Ma quali sono le novità? Il nuovo statuto prova tra le altre cose a rispondere alle principali obiezioni mosse negli ultimi anni: dalla richiesta di centralità dei sindaci al problema della quota associativa. Sul primo punto, si è chiarito che soltanto un primo cittadino potrà essere presidente. Quest'ultimo durerà in carica per tre anni (o anche meno, se il suo mandato da sindaco scadesse prima) e per un massimo di due mandati consecutivi. Ci saranno poi un vicepresidente e l'assemblea, in cui siederanno tutti i sindaci aderenti: le decisioni dovranno necessariamente essere corali, visto che è richiesta una maggioranza qualificata dei due terzi. Scompare il direttivo, mentre resta la possibilità di formare gruppi di lavoro specifici su singoli argomenti. «Un funzionamento in generale più snello e flessibile, che richiederà partecipazione da parte di tutti», evidenzia il sindaco di Bottanuco e presidente uscente della Cib Rossano Pirola: già decaduto il direttivo, solo lui resta in carica per gestire la fase transitoria.
Altra novità riguarda la quota associativa: l'assemblea, una volta insediata, deciderà probabilmente un «fisso» davvero minimo, per le spese essenziali di funzionamento, mentre poi eventuali studi, progetti o iniziative dell'Aib verranno finanziate di volta in volta dai Comuni che vorranno parteciparvi. «L'associazione non è al di sopra dei Comuni aderenti, né si sostituisce ad essi - aggiunge Pirola - ma è al loro servizio per facilitare il dialogo e le relazioni fra i sindaci, nel rispetto delle sensibilità di ciascuno e con atteggiamento aperto alle realtà del territorio». Dalla mobilità alla cultura, dall'ambiente al sociale, i temi di cui discutere sono potenzialmente moltissimi. «Credo che potrà essere anche il luogo di un confronto sulle modalità di ripresa dopo il Covid», ragiona Pirola.
La sede, formalmente rimasta finora a Ponte San Pietro (anche se operativamente nel tempo ci si è spostati in vari luoghi), viene stabilita a Sotto il Monte, presso H Servizi, a segnare anche la volontà di interagire sempre più con le realtà già presenti sul territorio, dalla multiutility a Promoisola.
«Nell'ultimo anno e mezzo ci siamo detti che la Cib, per come era diventata, non aveva più molto senso - commenta Matteo Villa da Calusco d'Adda: esponente leghista, ha seguito la discussione di questi mesi anche nei panni di consigliere provinciale -. Pensavamo però tutti che un luogo di confronto sui temi sovraccomunali fosse necessario, e abbiamo cercato insieme di capire quali fossero stati i problemi e come si volesse gestire il dialogo».
Ora, con nome e statuto nuovi di zecca, si mette un punto fermo. La palla passa ai Consigli comunali, chiamati ad aderire al progetto.
R.S.7 luglio 21'
In tre paesi gli alberi sorvegliati speciali
Madone, Bottanuco e Filago Piano da 15 mila euro Il censimento entro fine anno, poi un regolamento condiviso. «Puntiamo sulla formazione dei cittadini»
Calvin Kloppenburg
L'impatto degli eventi atmosferici estremi sulle alberature, rami sporgenti, radici ingombranti che deformano il piano stradale e la diffusione di specie arboree indesiderate: anche il verde urbano, se «fuori posto», può costituire una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
Senza dimenticare che (alla luce dei sempre più frequenti capricci del clima) crescono l'impegno e l'impatto sul bilancio comunale e, non per ultimo, che gli eventuali danni arrecati dagli alberi a cose e persone potrebbero ampliare il bacino di responsabilità a carico dei legali rappresentanti dei Municipi, ovvero i sindaci. Un tema approfondito, nei giorni scorsi, su queste pagine. Così Madone, Bottanuco e Filago si alleano a garanzia della sicurezza del verde urbano, censendo ogni albero sul suolo pubblico (o privato ma che sporge su luogo pubblico) e promuovendo un piano condiviso di riqualificazione del verde.
L'idea nasce dal Comune di Madone, che è diventato ente capofila del progetto: negli scorsi giorni i tre Comuni hanno approvato la nuova convenzione. A finanziare il piano è il Consorzio Ats (Ambiente Territorio e Servizi) che fa capo dai tre Municipi, con uno stanziamento iniziale di 15 mila euro. Il valore dell'iniziativa è «di dare una progettualità nel tempo», spiega la sindaca di Madone Rosaria Albergati, «grazie a una valutazione scientifica degli interventi che mira a risultati come la sicurezza dei cittadini e la qualità del verde urbano. Avrà un significato strategico l'organizzazione di incontri pubblici per sensibilizzare i cittadini ad un uso corretto dei sistemi di controllo e manutenzione del verde».
L'idea «è di proporre sistemi di rilevamento e gestione più innovativi - aggiunge il consigliere di maggioranza Claudio Ferrante - con la possibilità, in futuro, di sedersi ad uno stesso tavolo per gestire bandi di gestione del verde sovracomunali, ottenendo sensibili risparmi e un'azione ancora più coordinata».
Le tappe. Il piano si divide in quattro tappe. Si parte con il censimento delle aree verdi, individuando poi gli ambiti di criticità. Mentre i Comuni studieranno un regolamento ad hoc, comincerà la pianificazione pluriennale per la gestione del verde e il lancio del percorso di formazione e sensibilizzazione della cittadinanza. «L'obiettivo - precisa Carlo Manaresi, direttore del Consorzio Ats - è di ultimare il censimento e i primi interventi pianificati entro la fine del 2021. Nel contempo partiranno i lavori per creare una bozza di regolamento condiviso in cui raccogliere le riflessioni comuni degli amministratori». Filago e Madone sono d'accordo per «ereditare» il regolamento del verde urbano che Bottanuco ha approvato nell'estate del 2019. Un documento stringente sull'uso delle varietà non tradizionali (limitata la piantumazione di 18 specie, individuate 66 specie autoctone di cui è sostenuta l'introduzione) che ha disciplinato autorizzazioni e sanzioni.
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RS 06/07/2021
Mapello più sicura: 32 telecamere, guardie e lettura delle targhe.
Remo Traina
Controllo del territorio Gli occhi elettronici collegati alla sala operativa della Polizia locale, il comandante: «Utili per le indagini di tutte le forze dell'ordine»
remo traina
Nella sala operativa della Polizia locale di Mapello sono installati due grandi visori collegati con una trentina di videocamere installate in paese e nelle frazioni di Prezzate, Valtrighe e Piana, in particolare dove sono ubicati gli edifici pubblici e nelle zone più problematiche del territorio. «Il sistema di videosorveglianza, che negli ultimi anni si è tecnologicamente evoluto, è utile per tenere sotto controllo il territorio - spiega il comandante commissario Giovanni Rigamonti - certo è impossibile, come per la maggior parte dei comuni, poter avere personale che visualizzi con continuità i fatti che accadono in tutto il paese. Tuttavia con verifiche a posteriori si può, in caso di incidenti stradali, incendi, danni all'ambiente, danneggiamenti e vandalismi nei parchi sulle piazze e, talvolta, per problemi di convivenza tra i cittadini, effettuare delle verifiche finalizzate a identificare gli autori dei fatti. Le telecamere registrano tutto e se i cittadini subiscono dei reati procedendo con regolare denuncia, attraverso i filmati si può talvolta risalire agli autori; anche per questo tutte le forze dell'ordine hanno accesso ai filmati qualora possano essere utili alle indagini».
Sono 32 esattamente le telecamere sul territorio di Mapello, una ventina installate alcuni anni fa sono state di recente rinnovate con sistemi di ultima generazione, inoltre nel 2019 sono stati installati 12 portali ai varchi del paese, con una spesa di 140 mila euro . Comprendono la tecnologia «Targa», con cui la polizia può sapere se il veicolo è in regola. Ultimamente il Comune ha partecipato a un bando nazionale per incrementare il controllo del territorio per un importo di 155 mila euro, destinato a un ulteriore ammodernamento e incremento dei sistemi di videosorveglianza. Mapello è in graduatoria e potrebbe usufruire in futuro dei fondi.
Sempre in tema di sicurezza l'amministrazione ha sottoscritto un accordo con la vigilanza privata Fidelitas per un controllo notturno e festivo degli edifici pubblici e dei luoghi sensibili come i parchi. Durante il giorno, nei parchi e durante le manifestazioni pubbliche con maggior affluenza di persone, è presente il personale dell'Associazione nazionale carabinieri-Sezione di Ponte San Pietro in ausilio alla Polizia locale.
«Verso la fine dello scorso anno ho sottoscritto in prefettura il Patto per la sicurezza - evidenzia la sindaca Alessandra Locatelli -. Le finalità sono quelle di adottare strategie congiunte per migliorare la percezione di sicurezza dei cittadini e contrastare ogni forma di illegalità, favorendo così l'impiego delle forze di polizia per far fronte ad esigenze straordinarie del territorio; intervenire in materia di sicurezza urbana attraverso azioni di prevenzione e contrasto della criminalità diffusa e predatoria e promozione del rispetto e decoro urbano con il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza comunali, con l'impegno a favorire lo scambio informativo tra le forze di Polizia e la Polizia locale».
R.S.03/07/2021
Caro bollette, 260 euro in più Le famiglie: paghiamo a rate
La stangata La stima di Adiconsum che ha raccolto decine di richieste Busi: bonus per chi è più in difficoltà e sul web offerte con gli sconti
La stangata estiva è arrivata, puntualissima. Le bollette scottano, i carburanti pure e, calcolatrice alla mano, Adiconsum Bergamo stima il salasso: un aumento della spesa annua di circa 260 euro a famiglia, se la situazione nei prossimi mesi non rientrerà su livelli più miti.
Nel concreto, è l'ulteriore segnale della fragilità economica post-Covid: «Nel corso degli ultimi mesi, Adiconsum ha raccolto diverse decine di segnalazioni da parte di famiglie che faticavano a pagare le utenze e chiedevano come fare per rateizzarle - sottolinea Mina Busi, presidente di Adiconsum Bergamo -. Temo che nel prossimo futuro ne arriveranno sempre di più. La crisi legata alla pandemia ha tolto grande ricchezza dalle buste paga dei bergamaschi. Nei nostri uffici quotidianamente arrivano persone o telefonate che lamentano il fatto che l'azienda non paga, che la cassa ritarda o che si barcamenano con il reddito di cittadinanza. Ora, il brusco aumento promesso, con rincari che si tradurranno in un aumento della spesa annua di circa 260 euro a famiglia, non potrà che peggiorare la situazione». Una parziale compensazione si ritrova negli sconti automatici sulle bollette di acqua, gas e luce per le famiglie in condizioni di disagio economico (2,6 milioni in tutta Italia), in vigore dal 1° luglio, attraverso la compilazione della dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). «Un bonus», rileva Mina Busi, attraverso cui «le famiglie più in difficoltà potranno limitare in parte il disagio dovuto agli aumenti. Per tutti gli altri, proponiamo una serie di accorgimenti per cercare di risparmiare il più possibile sulla spesa delle bollette di luce e gas».
Anche a Bergamo, insomma, si riverbera la difficile congiuntura mondiale legata ai rincari nelle materie prime, in una escalation di prezzi che si trascina da sei mesi. Che fare, quindi? Adiconsum mette in fila alcuni consigli: «Oggi rispetto a ieri mettersi a caccia di tariffe energetiche migliori che ci fanno risparmiare sul costo totale delle bollette è possibile per chi abbia voglia di cimentarsi nel mercato libero, alla ricerca dell'offerta che meglio si adatti alle proprie esigenze di consumo - prosegue Mina Busi -. Per effettuare la ricerca il consiglio è quello di usare il web: sui siti internet degli esercenti si trovano le migliori offerte con gli sconti più alti, che possono permetterci di risparmiare, sapendo che il confronto va fatto sul costo della materia. Per velocizzare la ricerca si consiglia di usare un comparatore di tariffe». Nel concreto, prosegue la voce di Adiconsum Bergamo, «le tariffe del mercato libero per quanto riguarda la materia prima gas e luce differiscono da compagnia a compagnia, la prima distinzione va fatta per la tariffa secondo base oraria scelta: mono-oraria o bioraria. Nella tariffa mono-oraria, il prezzo del KWh sarà lo stesso per tutte le ore della giornata, mentre con la tariffa bioraria il costo cambierà a seconda della fascia oraria rispetto alla promozione sottoscritta. Solitamente nella tariffa bioraria il costo del KWh si abbassa alla sera e durante il weekend, dove è consigliabile concentrare l'utilizzo degli elettrodomestici. Altri aspetti da valutare per risparmiare sono gli ulteriori sconti disponibili nel caso di attivazioni sottoscritte mediante il sito internet dell'esercente che preveda anche l'addebito sul conto corrente, o l'attivazione di una promozione di tipo Dual Fuel, ovvero la contemporanea sottoscrizione di più utenze presso lo stesso operatore».L. B.
R.S 01/07/2021
Stop allagamenti, un patto a tre per Cabanetti e Carvisi
Territorio Bonate Sopra, Mapello e Terno d'Isola insieme per studiare una soluzione al problema che tocca oltre 1.200 residenti della zona
Claudia Esposito
Potrebbe essere il momento della svolta per le famiglie delle frazioni di Cabanetti e Carvisi che da anni a ogni forte evento temporalesco si trovano con strade, cantine e garage completamente allagati. I Comuni di Bonate Sopra, Mapello e Terno d'Isola hanno messo sul piatto 15.000 euro per uno studio di fattibilità che individui l'intervento più opportuno per porre fine alla grave situazione che affligge i residenti.
«Per la prima volta - esordisce il sindaco di Terno d'Isola, Gianluca Sala - attraverso un tavolo tecnico e politico le Amministrazioni interessate hanno cercato una soluzione al problema di comune accordo. Negli ultimi anni sono state percorse diverse strade, ma questa sembra la migliore». «Stiamo assumendo un impegno concreto - interviene il sindaco di Mapello, Alessandra Locatelli -. Siamo fermamente intenzionati a risolvere il problema e abbiamo già individuato il professionista a cui affidare l'incarico».
«Bombe d'acqua»
«Il tema è stato affrontato a più riprese - ammette l'assessore delegato ai Lavori pubblici di Bonate Sopra, Cristian Facoetti - ma mai come questa volta ci si sta muovendo concretamente per trovare una soluzione definitiva a una situazione molto critica, con allagamenti importanti ogni anno». Che per i circa 1.250 residenti, esasperati dalla situazione, sono diventati intollerabili, anche alla luce dei temporali sempre più forti degli ultimi anni e delle bombe d'acqua che si riversano in estate sul territorio provocando disagi e danni, in alcuni casi anche molto ingenti, alle famiglie di Cabanetti e Carvisi. La via che attraversa le frazioni diventa un fiume in piena e per liberare gli interrarti delle case dall'acqua, che raggiunge anche il metro e mezzo, devono intervenire protezione civile e Vigili del fuoco con le loro autocisterne. A ben poco servono infatti le pompe idrovore installate dai privati che a ogni allerta meteo vivono con la paura di quello che potrebbe accadere nelle loro abitazioni, pur attrezzandosi ogni volta con le paratie che però non bastano a fermare l'acqua che scorre abbondante. I punti più critici sono le vie don Foiadelli e Biagi, all'altezza della chiesa della frazione, e la zona al confine tra Bonate Sopra e Terno, nei pressi del passaggio a livello, ma i disagi riguardano tutto il territorio.
Accordo di programma
«La preoccupazione di quelle famiglie è anche la mia - continua il sindaco Locatelli -. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato una loro delegazione per comunicare l'impegno a redigere lo studio di fattibilità per un intervento risolutivo. L'auspicio è che possa essere pronto già in autunno».
Sul piatto ogni Comune ha messo 5.000 euro: Bonate Sopra e Mapello hanno già approvato in Consiglio comunale la variazione di bilancio; Terno lo farà a luglio. Poi sigleranno un accordo di programma. Lo studio servirà a identificare l'intervento migliore, ma anche a stabilire le cause dei fenomeni di allagamento, che ora sembrano svariate: la nuova urbanizzazione, la modifica del livello naturale dei campi a nord della frazione, precipitazioni sempre più abbondanti che i corsi d'acqua non riescono a smaltire e l'alveo del torrente Dordo che sembra essersi alzato e per il quale è già stato chiesto un intervento di manutenzione alla Regione. Una volta che lo studio chiarirà le cause, i Comuni decideranno come muoversi. Tutti hanno assicurato lo stesso impegno di spesa, ma per coprire il costo dell'opera non è esclusa la partecipazione anche a bandi e il coinvolgimento di altri enti. Difficile quindi fissare tempi, anche se l'assessore Facoetti auspica che «questa possa essere l'ultima estate di criticità per le famiglie della frazione».
Rassegna stampa 30/06/ 2021
Uniacque, utili oltre i 15 milioni «Nuove opere grazie al Pnrr»
L'assemblea Approvato il bilancio 2020. Previsti 110 milioni di investimenti entro il 2023. E dal piano nazionale potrebbero arrivare altri 50 milioni
Giorgio Lazzari
Uniacque approva il bilancio 2020 con un utile che supera i 15 milioni di euro e può finalmente riprendere il piano di investimenti, parzialmente interrotto a causa della pandemia. Se nel 2020 le opere si sono fermate a 20 milioni di euro, da qui al 2023 sono previsti 110 milioni di lavori.
La società ha registrato 117 milioni di ricavi, contro i 97 milioni e 800 mila euro del 2019, giustificati dall'aumento delle tariffe imposto da Arera, cui si sommano i maggiori ricavi dal perimetro dell'Isola. Permangono, invece, alcune criticità dal punto di vista finanziario, un aspetto che accompagna Uniacque fin dai primi anni della sua fondazione, sul quale sta intervenendo il nuovo Consiglio di amministrazione.
«Appena insediati, a dicembre 2020, ci siamo concentrati subito sull'aspetto finanziario, in modo da poter programmare e garantire meglio gli investimenti futuri - ha commentato il presidente di Uniacque, Luca Serughetti -. Fra gli obiettivi che ci siamo posti, ci sono il mantenimento di un'alta qualità del servizio, il proseguimento del piano di acquisizioni e un'attenzione particolare sui temi ambientali, della didattica e della ricerca».
Lo scorso anno sono entrati in Uniacque i Comuni di Aviatico ed Ornica, per quanto concerne la gestione del servizio idrico, cui si somma la progressiva presa in carico delle reti fognarie dei paesi precedentemente serviti da Hidrogest. Nel 2020 l'acqua fatturata sul territorio orobico ha toccato quota 74,6 milioni di metri cubi. La crescita ha riguardato anche il numero delle utenze, che hanno raggiunto le 303.514 unità.
Ad oggi sono 211 i Comuni serviti dall'acquedotto, 212 dalla depurazione e 192 dalla fognatura. Per coprire tutto il territorio provinciale mancano una trentina di amministrazioni che fanno capo a Cogeide e un'altra quindicina sotto i mille abitanti. Le società sulle quali è aperta un'istruttoria sono Amias, Ctavs, Tas, Abm e Abm Next.
Occhi puntati anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che potrebbe portare a Bergamo più di 50 milioni di euro, da destinare alle opere necessarie per la depurazione e i servizi idrici.
«Confidiamo di portare a casa risorse importanti grazie al Pnrr, perché il territorio ne ha veramente bisogno - ha affermato l'amministratore delegato di Uniacque, Pierangelo Bertocchi -. Siamo molto soddisfatti perché Uniacque si conferma molto attenta alla qualità dell'acqua e del servizio nei confronti degli utenti, dimostrato dal basso numero di reclami presentati».
La società risulta in classe A per quanto concerne le interruzioni del servizio, il tempo medio di risposta alle chiamate si attesa a 61 secondi contro i 120 indicati da Arera, mentre l'arrivo sul luogo di chiamata per il pronto intervento ha una media di 91 minuti contro il rispetto dello standard, che si attesta a tre ore. Uniacque ha, inoltre, confermato l'adesione alla Water Alliance e si è attivata sul progetto «Workforce management» per la riduzione delle attività ridondanti, una miglior organizzazione delle risorse a disposizione, il miglioramento dell'efficienza dei processi e della qualità del servizio offerto all'utente. Anche sulla parte della comunicazione sono previste novità, a partire dal nuovo sito internet più moderno e intuitivo, con il potenziamento della fruibilità da smartphone e tablet.
Dopo la presentazione dei numeri ad opera del direttore finanziario Cristian Botti, cui sono seguite le relazioni di Matteo Giudici, presidente del collegio sindacale e di Luca Signorelli, presidente del Cisc, l'assemblea ha approvato il bilancio 2020.
Rassegna stampa 29/06/2021
PROVINCIA
L'acciaio è rincarato del 200%: al palo da un mese i lavori al ponte di Canonica
Opere È l'effetto dell'aumento dei costi delle materie prime nelle costruzioni. Provincia e azienda incaricata cercano soluzioni, i tiranti devono arrivare dalla Germania. Ance: serve un Osservatorio che monitori i prezzi
Patrik Pozzi
La messa in sicurezza del ponte sul fiume Adda fra Canonica e Vaprio (Milano) è a rischio a causa dell'aumento dei costi delle materie prime. L'acciaio dei tiranti che dovranno andare a sostituire quelli vecchi è aumentato di prezzo. Una crescita choc: oltre il 200%. Il cantiere ha già accumulato un ritardo di un mese: doveva essere allestito alla fine di maggio.
L'allarme lanciato ad aprile da Ance Bergamo (associazione nazionale costruttori edili) sta diventando una realtà: il rincaro dei materiali da costruzione, già ravvisato a dicembre rischia di bloccare gli appalti pubblici. Questi appalti sono infatti assegnati sulla base di progetti redatti utilizzando il prezziario regionale che però, visti gli aumenti registrati da diverse materie prime, è fuori mercato. Il tanto atteso intervento sul viadotto fra Canonica e Vaprio (atteso visto il degrado dei tiranti e i 18 mila mezzi che ogni giorno ci passano sopra), del costo preventivato di 600 mila euro (almeno per il primo lotto), potrebbe essere uno dei primi casi di appalto pubblico bloccato per questo motivo. Il condizionale è d'obbligo: Provincia e l'azienda Bergamelli di Albino, che si era aggiudicata i lavori con il 13% di ribasso, hanno infatti iniziato a confrontarsi per scongiurare questa eventualità. Ma il rischio c'è: «Contiamo di riuscire a trovare la quadra della situazione - affermano dalla Bergamelli - ma non possiamo lavorare in perdita. Del tempo è stato anche perso per scegliere meglio il modello dei tiranti da utilizzare. Stiamo parlando di un intervento complesso e tutto deve essere definito nel dettaglio».
Preferiscono non sbilanciarsi dall'ufficio Ponti provinciale anche se, da quanto lasciano trapelare, si capisce che la situazione non è affatto facile: «Se avessimo a che fare con un intervento più grande si potrebbe magari "tirare" su alcune voci di spesa per coprire l'aumento del costo dell'acciaio, ma in questo caso è prevista esclusivamente la sostituzione dei tiranti. Quindi non c'è molto spazio di manovra».
Previsioni e sicurezza
Gli incontri fra le parti, comunque, continuano. La situazione sta cominciando a preoccupare il sindaco di Canonica Gianmaria Cerea che non entra nel merito: «Va bene che non si poteva prevedere l'aumento dell'acciaio, però è da anni che si sta parlando della necessità di mettere in sicurezza il nostro ponte sull'Adda». Ad ogni modo uno slittamento dei tempi sembra inevitabile: anche se Bergamelli e Via Tasso dovessero venire a capo della difficile situazione, poi il materiale dovrà essere ordinato in Germania. «Si tratta - spiegano ancora dall'azienda di Albino - di un prodotto molto particolare che realizzano solo ditte specializzate». E un ordine del genere richiederà del tempo anche perché negli ultimi mesi, oltre al rincaro del costo delle materie prime, si sta registrando anche un allungamento dei tempi di consegna. Le restrizioni causate dall'epidemia di Covid a livello mondiale e la crescita dei costi dei trasporti sono all'origine dei pesanti problemi che oggi fronteggia il settore delle costruzioni e degli appalti pubblici.
«Meccanismi di compensazione»
Per l'Ance, però, aumenti così elevati come quelli verificatesi sono ingiustificati e, quindi, per l'associazione dei costruttori hanno una finalità prettamente speculativa. Per Vanessa Pesenti, presidente di Ance Bergamo, «è necessario creare un Osservatorio nazionale che monitori l'andamento dei prezzi di questi materiali, con rilevazioni ufficiali, oltre alla previsione di meccanismi di compensazione. Pensiamo ad esempio all'attuale Codice degli Appalti che non prevede, purtroppo, adeguati sistemi di revisione prezzi: i contratti non risultano più economicamente sostenibili e il rischio conseguente, nonostante gli sforzi messi in campo dalle imprese per far fronte agli impegni assunti, è quello di un progressivo rallentamento dei lavori in corso. Al fine di evitarne il blocco, a livello nazionale Ance sta lavorando attivamente per la reintroduzione di adeguati meccanismi affinché si possano compensare gli aumenti eccezionali registratisi negli ultimi mesi».
Bim, 65 anni di acqua a servizio delle comunità
Territori La storia del Consorzio Bacino Imbrifero raccolta in un libro Il presidente Personeni: siamo vicini e solidali a chi vive in montagna
Sergio Cotti
Le prime immagini sono quelle di tre articoli apparsi tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta sul settimanale «La voce della montagna». Già allora si parlava di viabilità montana e di spopolamento delle valli. Tra gli ultimi scatti, c'è quello che ritrae il presidente Carlo Personeni in Vaticano insieme a Papa Francesco. In mezzo c'è la storia dei 65 anni del Bim, il Consorzio del Bacino Imbrifero Montano dei fiumi Brembo e Serio, dalla sua istituzione nel 1955 fino ai giorni nostri.
Il volume «L'Acqua e la Comunità» che il Consorzio ha dato di recente alle stampe e che è stato presentato ieri mattina nella sede di via Taramelli in città, racconta soprattutto l'impegno del Bim per lo sviluppo dell'economia dei territori di montagna e dei Comuni rivieraschi della nostra provincia. Ogni anno il Consorzio incassa circa 10 milioni di euro dalle aziende che sfruttano l'acqua dei territori di montagna per produrre energia elettrica. Negli ultimi vent'anni, contraddistinti dalla presidenza di Carlo Personeni (in carica dal 2000 e confermato almeno fino al 2025), il Bim ha erogato circa 30 milioni di euro a fondo perduto a Comuni ed enti del territorio per il finanziamento di iniziative ed opere d'interesse comunale e provinciale; altri 50 milioni sono stati invece destinati come prestiti a tasso zero per finanziare mutui e progetti.
Sviluppo e territorio
«La lista delle opere finanziate con i contributi del Bim è lunghissima», ha detto Tarcisio Bottani, presidente del Centro Storico culturale Valle Brembana e autore del libro insieme a Giuseppe Gentili, da 39 anni segretario del Bim. «Eppure - ha aggiunto - in tanti non sanno ancora di cosa si occupa. Per questo il nostro primo obiettivo è stato quello di far capire alla gente cos'è il Bim e qual è il suo ruolo nello sviluppo socioeconomico del territorio».
Non è un caso, dunque, che la narrazione parta dagli inizi degli anni Cinquanta quando, grazie all'iniziativa di alcuni parlamentari riuniti nel gruppo «Amici della Montagna», tra cui il clusonese Tarcisio Pacati, primo presidente del Bim, fu istituito per legge l'obbligo di pagare un sovracanone (in pratica una sorta di indennizzo per il danno provocato dallo sfruttamento di acqua nei territori di montagna per la produzione di energia idroelettrica), istituendo nel contempo i Consorzi Bim, quali enti deputati a gestire questa risorsa.
«Vicinanza e solidarietà»
«Il libro ha come protagonisti l'acqua e i territori di montagna - ha commentato il presidente Carlo Personeni, a capo anche di Federbim, la federazione dei consorzi italiani -. Un bene comune che oggi molti possono godere e utilizzare, ma che dobbiamo preservare anche per le generazioni future. Se vogliamo che ciò avvenga, dobbiamo garantire alla gente di montagna gli strumenti per il suo progresso. Ed è questo il compito attuato negli anni anche dal nostro consorzio, che ha mostrato vicinanza e solidarietà verso chi vive in queste terre, più che mai deciso a tutelare e salvaguardare l'ambiente, le tradizioni e i diritti della montagna, per il progresso civile, sociale ed economico delle sue comunità».
Finanziamenti e opere
Dai finanziamenti per le strade di collegamento con le valli, alle piste ciclabili, dai contributi per scuole e ospedali di montagna a quelli per risolvere i problemi di dissesto idrogeologico, sono davvero tante le opere sostenute dalle casse del Bim, che ogni anno premia anche decine di studenti meritevoli attraverso la consegna di borse di studio (l'anno scorso i premiati furono 277 per un impegno economico complessivo di 83 mila euro). «Il Bim - ha detto ancora il presidente - è stato uno dei primi enti a credere nello sviluppo sostenibile e nella viabilità green. Tra i primi contributi erogati nel mio primo mandato, vent'anni fa, c'è uno stanziamento di 100 mila euro per il tram delle valli».
Dopo quattro lustri, l'ultima assemblea straordinaria di fine marzo ha deliberato altri 3 milioni di euro ai Comuni di Ponteranica, Sorisole, Almè, Paladina e Villa d'Almè per opere a supporto della linea tramviaria T2 Bergamo-Villa d'Almè, e un ulteriore milione per il prolungamento della T2 da Villa d'Almè a San Giovanni Bianco (540.000 euro), il prolungamento della T1 da Albino a Vertova, il collegamento dalla funivia Albino-Selvino con la stazione Teb di Albino (290.000 euro), e la tramvia Villa d'Almè-Ponte San Pietro (110.000 euro).
Il libro è edito da Corponove; oltre a Tarcisio Bottani e Giuseppe Gentili, hanno collaborato a testi e fotografie Gianmario Arizzi, Arrigo Arrigoni, Giacomo Calvi, Simona Gentili, Wanda Taufer, Gianni Gritti e Marco Mazzoleni.
Uniacque più forte del Covid Ricavi a quota 117 milioni
Si attestano a 117 milioni di euro i ricavi, il principale indicatore della gestione di Uniacque nel 2020, un anno che nonostante le difficoltà generate dalla pandemia da Covid-19 non ha influito sui risultati dell'esercizio chiuso al 31 dicembre. È questo il dato più rilevante del bilancio di esercizio che oggi a partire dalle 17 presso il Centro Congressi Giovanni XXIII verrà sottoposto per l'approvazione all'assemblea di Uniacque. Un bilancio che al netto dei positivi risultati, riserva anche alcune criticità dal punto di vista finanziario, un aspetto che accompagna Uniacque fin dai primi anni della sua fondazione. Non a caso, si legge nel comunicato della stessa società «il nuovo Consiglio di amministrazione, insediatosi a dicembre 2020, ha intrapreso con coraggio e determinazione un percorso che nei prossimi mesi consentirà di reperire nuove risorse che permettano alla società di proseguire nel solco della continuità e nel rispetto della propria mission».
«Contestualmente - si legge ancora nella nota - continua il percorso di aggregazione dei Comuni appartenenti all'Ambito territoriale ottimale della Provincia di Bergamo, che nel 2020 ha visto Aviatico e Ornica conferire a Uniacque la gestione del servizio idrico, a cui si aggiunge la progressiva presa in carico delle reti fognarie dei Comuni precedentemente serviti da Hidrogest. Numeri importanti dunque quelli dell'acqua fatturata sul territorio bergamasco, che nel 2020 ha toccato quota 76.4 milioni di metri cubi».
Non solo. In crescita sia il dato relativo al personale aziendale che quello delle utenze: sono infatti 423 i dipendenti della società, 303 mila le utenze per oltre un milione di abitanti bergamaschi che fanno ormai riferimento a Uniacque per il servizio idrico integrato.
Positivi anche i parametri relativi alla qualità tecnica e contrattuale del servizio, un trend positivo che vede di nuovo pari a zero le ordinanze di non potabilità emesse, così come in miglioramento è l'indicatore riferito alle interruzioni del servizio. A premiare UniAcque è anche il basso numero di reclami presentati dagli utenti, rapportato al milione di cittadini che usufruiscono del servizio idrico nel rispetto dei parametri Arera. «La difficoltà di operare nei cantieri, emersa nei primi difficili mesi della pandemia - concludono da Uniacque - ha influito invece sul risultato degli investimenti realizzati nel corso del 2020, che si sono comunque attestati oltre i 20 milioni di euro. Complessivamente, nel periodo 2020-2023 saranno realizzati investimenti pari a 110 milioni di euro. Un programma che permetterà, oltre che di raggiungere gli obiettivi preventivati nel piano delle opere, di dare un forte impulso di ripartenza al territorio bergamasco attraverso la creazione di un ulteriore indotto economico e lavorativo».
